Guerra in Afghanistan

«That actually burned quite well»

Il New York Times ha intervistato il pastore Terry Jones, cioè il demente che ha bruciato il Corano fornendo il debole pretesto ad altri dementi per uccidere 12 persone in Afghanistan. L'unica cosa da notare è che le risposte del pastore del Dove World Outreach Center sembrano scritte dai Monty Python. Però purtroppo non si tratta di un film e quindi il riso ti si strozza in gola.

“It is not that we burn the Koran with some type of vindictive motive,” Mr. Jones said. “We do not even burn it with great pleasure or any pleasure at all. We burn it because we feel a deep obligation to stay with the court system of America. The court system of America does not allow convicted criminals to go free. And that is why we feel obligated to do this.”

New York Times


Dimissioni forzate. E sbagliate

Qualche giorno fa l'ormai ex assistant secretary for public affairs del Dipartimento di Stato, Philip Crowley, aveva criticato le condizioni di detenzione di Bradley Manning, l'analista militare sospettato di aver fornito a WikiLeaks la maggior parte del materiale segreto che il sito di Julian Assange sta pubblicando. Ora Philip Crowley  è stato costretto alle dimissioni dall'amministrazione Obama. Peccato che nel merito abbia ragione Crowley visto che è senz'altro vero che

“The exercise of power in today’s challenging times and relentless media environment must be prudent and consistent with our laws and values.” 

e che proprio l'aver non considerato questo aspetto ha portato a quel mostro giuridico che si chiama Guantanamo, la gestione del quale è finora il più grosso - e bruciante - fallimento dell'amministrazione Obama.

Financial Times


Dimmi con chi cinguetti

Il Dipartimento della Giustizia USA ha chiesto - con un mandato (qui in pdf, grazie a Salon) - a Twitter di rivelare tutti i tweet e le informazioni di cui il sito di microbloggin è in possesso riguardanti Julian Assange, Bradley Manning, Birgitta Jonsdottir, Rop Gonggrijp e Jacob Appelbaum. Twitter  - come è solito  fare con tutti gli utenti - ha avvertito Assange and Co. della cosa. E così è nato un bel polverone, anche perché Gonggrijp non è cittadino USA (come del resto Assange) e la Jonsdottir è membro del parlamento islandese.  Intanto Assange - dopo le tonnellate di fango che gli hanno riversato addosso - ha deciso di rivolgersi a una società di pubbliche relazioni.

AP via New York Times, Salon, Sydney Morning Herald


Charlie Wilson's War (la storia vista dall'FBI)

Quelli di TPM sono riusciti a ottenere - grazie al Freedom of Information Act - le carte dell'FBI su Charlie Wilson. Morale: il personaggio creato da Aaron Sorkin è molto più interessante.

One of the most memorable scenes in "Charlie Wilson's War" features Hanks' Wilson in a hot tub in Las Vegas in the summer of 1980 with two showgirls wearing only high heels. The movie and the book it was based on claim that federal prosecutors spend weeks trying to reconstruct what the congressman did in the Fantasy Suite of Caesar's Palace that night and whether or not any white powder ended up in Wilson's nasal cavity. The criminal probe into drug use on Capitol Hill was led by then-federal prosecutor Rudolph Giuliani. "The Feds spent a million bucks trying to figure out whether, when those fingernails passed under my nose, did I inhale or exhale and I ain't telling," Wilson recalled in the book. But according to FBI records, Giuliani didn't bring the bureau into the loop: there's no record of such a probe in Wilson's FBI file. There's also nothing in the FBI's file about Wilson's work with the CIA to supply the resistance in Afghanistan. Before his death, Wilson said that President Barack Obama was in a "very tough situation" in Afghanistan and recommended he "make a calculated withdrawal."

TPM


WikiLeaks? Tutta colpa dell'11 settembre

Secondo Christopher Beam senza la decisione - presa sull'onda dell'11 settembre - di aumentare la condivisione di informazioni tra le varie agenzie che si occupano della sicurezza degli Stati Uniti non ci sarebbe stato il cablegate.

In 2004, the 9/11 commission faulted the U.S. intelligence community for failing to "connect the dots." Agencies need to do a better job of sharing information, the commission wrote in its report. Now, with the release of more than 250,000 diplomatic cables sent by the State Department, some of the dots are all too visible.

Slate


Contrordine, compagni

Giuliano Ferrara si è accorto che l'impegno italiano in Afghanistan è abbastanza inutile. Tutta colpa di Obama che ha rovinato, con i suoi dubbi, una bellissima guerra giusta.

Obama è stato eufemisticamente definito dai suoi apologeti un "soldato riluttante". Ma chi ha voglia di combattere e morire per un soldato riluttante "who happen to be" il comandante in capo dell'esercito più potente del mondo?

Il Foglio del lunedì (c'è anche una - brutta, purtroppo - intevista di Stefano Lorenzetto a padre Busa, una delle persone grazie alle quali ho cominciato a usare la tastiera del computer)


L'eredità di Guantánamo

E' descritta in  questa inchiesta di ProPublica e del National Law Journal: in sintesi i giudici tendono a non ammettere prove che siano state ottenute medianta enhanced interrogation techniques, cioè con la tortura light autorizzata durante l'amministrazione Bush e quindi danno ragione - e in qualche caso liberano - persone che quasi sicuramente sono terroristi. La morale la trae un duro editoriale del New York Times:

The Bush administration insisted that “enhanced interrogation techniques” — torture — were necessary to extract information from prisoners and keep Americans safe from terrorist attacks. Never mind that it was immoral, did huge damage to this country’s global standing and produced little important intelligence. Now, as we had feared, it is also making it much harder to try and convict accused terrorists. Because federal judges cannot trust the confessions of prisoners obtained by intense coercion, they are regularly throwing out the government’s cases against Guantánamo Bay prisoners.


ProPublica, National Law Journal, New York Times


Abbiamo da Kabul

La settimana scorsa il tg serale della CBS - CBS Evening News - ha mandato in onda un reportage da Kabul di Katie Couric, la anchor woman di punta della rete. La settimana scorsa il tg serale della CBS ha avuto i rating più bassi di sempre. E' colpa del declino della tv generalista, della Couric o  è la  guerra in Afghanistan che non interessa più nessuno?

Media Decoder (New York Times)


Fingerspitzengefühl

Una lunga intervista di Spencer Ackerman al generale David Petraeus, il comandante della forze USA in Afghanistan che spiega come la cosa più importante per un generale sia avere la percezione mentale esatta della battaglia  che si sta combattendo. Una percezione che si acquisisce estraendo l'essenziale dai rapporti di intelligence. Sembra che Erwin Rommel avesse un leggendario fingerspitzengefühl. Ma alla fine non gli è servito a molto. 

Wired


Danni collaterali

Dopo la faccenda di WikiLeaks  Charles E. Schumer e  Dianne Feinstein non sono più così sicuri della validità  erga omnes della "shield law" che stanno elaborando.

Senators Charles E. Schumer and Dianne Feinstein, Democrats of New York and California, are drafting an amendment to make clear that the bill’s protections extend only to traditional news-gathering activities and not to Web sites that serve as a conduit for the mass dissemination of secret documents. The so-called “media shield” bill is awaiting a vote on the Senate floor.

Almeno negli Stati Uniti il dibattito si è sviluppato a partire da una cosa seria e non da quattro sciroccati che si scambiano insulti su Facebook che è un po' come aver avuto dubbi sulla libertà di parola dopo aver sentito un microfono aperto di Radio Radicale ai tempi.

New York Times