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Ciccio Pasticcio al New York Times ovvero il destino in una vocale

Quando ti chiami Arthur come tuo padre  solo che, a parte il Jr al posto del Sr, c'è anche un minimo cambio di vocale nel tuo soprannome che dice tutto - lui lo chiamavano Punch, tu sei chiamato Pinch - la tua strada è decisamente in salita anche se sei nato con in bocca un cucchiaio d'argento e  per diritto di nascita sei il proprietario del New York Times. E' dura essere Arthur Ochs Sulzberger Jr. Molto dura. Però a volte il figlio di Arthur Ochs Sulzberger Sr. ci mette del suo.

Solo pochi anni fa è riuscito a rendere drammaticissima la già drammatica vicenda delle dimissioni di Howell Raines - il grande direttore dei Pulitzer per l'Undici Settembre - scivolato sulla buccia di banana degli articoli plagiati di Jayson Blair (la storia, bellissima, è raccontanta benissimo da Seth Mnoonkin in Hard News). Ieri, però,  Pinch ha fatto il suo capolavoro: ha licenziato Jill Abramson, la prima direttrice donna del NYT. E lo ha fatto in modo drammatico. Di solito nelle stanze della Old Gray Lady non si licenzia un direttore. Ci si limita a ottenere le sue dimissioni e tutto finisce con un bel discorso del morituro - in questo caso della moritura - alla redazione. Ma ieri non è andata così. Il discorso lo ha fatto il fido maestro sostituto, cioè il numero due della  Abramson, Dean Baquet, che è stato nominato direttore. Per quanto ancora non si sa.

Così il povero Pinch si è trovato la redazione choccata e sono cominciati gli articoli non proprio benevoli sui motivi del licenziamento.  Ken Auletta  - uno dei giornalisti più importanti degli Stati Uniti nel campo dei media - sul New Yorker, per esempio suggerisce che la frattura tra Abramson e  i piani alti del giornale sia nata dal fatto che lei si era accorta di essere pagata molto meno del direttore precedente, Bill Keller, un decano, è vero, ma soprattutto un maschio.  Di qui le lamentere e l'accusa di essere troppo "pushy" e "emotiva". 

In più - è sempre Auletta che parla - c'erano problemi con il Ceo  Mark Thompson sulla storia del "native advertising",cioè sui pezzi scritti dallo staff del NYT, ma "sponsorizzati" dalle aziende. Ricostruzioni confermate anche da  David Folkenflik, il media reporter della NPR.  Altri contrasti - pare - siano nati per il tentativo di assunzione di un'altra donna da parte della Abramson: si tratta di Janine Gibson, la capa dell'edizione US del Guardian. Un tentativo non andato a buon fine. E un'altra stilla di comportamento sessista. Infine  la gestione della Abramson anche dal punto di vista del business è stata un successo.

Insomma un bel disastro d'immagine per Sulzberger Jr. Solo che a Sulzberger Jr. non c'è rimedio.  "E' il capitalismo, Bellezza! - direbbe Thomas Piketty - E tu non puoi farci niente. Proprio niente".

Wikipedia, New Yorker, Vox, Guardian, paferrobyday

 

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