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luglio 2013

Il Lele e l'arte del mantenere le ragazze

«Con Silvio Berlusconi rifarei tutto perché è un gran signore. L’unica leggerezza di Berlusconi è stata quella di essere troppo gentile con tutte le persone che lo circondavano. Manteneva ragazze, ma non si trattava di prostituite. Berlusconi l’ho sentito l’ultima volta un mese fa. Spero di rimanere amico».

Dichiarazioni di Lele Mora dopo la condanna  di primo grado a 7 anni e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento e induzione alla prostituzione, anche minorile.

Ansa


Full disclosure*

 «Servono regole di ingaggio per evitare episodi ulteriori di mancato coinvolgimento».

Un passo del chiarissimo discorso di Enrico Letta oggi al Senato. Speriamo, almeno, che non facciano una commissione apposita. O un gruppo di 30 saggi, particolarmente esperti in regole d'ingaggio precise nel caso di deportazioni di mogli di dissidenti kazaki.

Ansa

*  (trasparenza totale per quelli che non parlano il lettiano)


Farewell Angelino

Il Financial Times chiede con un editoriale che Angelino Alfano si assuma le sue responsabilità e lasci il governo, proprio per il fatto che l'Italia, senza un esecutivo autorevole, rischia. 

Five months after a messy election and in the middle of a deep recession, Italy cannot afford a political crisis. However, the cabinet’s credibility will be severely undermined if no one takes responsibility. Mr Alfano would be wise to step aside and leave his job to one of his party colleagues.

Insomma, tira le conclusioni che il nostro anglofilissimo presidente - e il nostro premier non meno anglofilo - si sono rifiutati di trarre. 

Financial Times


Sbatti il mostro in prima pagina (Rolling Stone edition)

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Nyttsarnaev

La copertina dell'ultimo  Rolling Stone (USA) con una foto di Dzhokhar Tsarnaev, il giovane coinvolto nell'attentato alla maratona di Boston, sta causando parecchie polemiche ("Bella stronzata", la definisce Christian Rocca su Camillo). Le accuse sono quelle di rendere "glamour" un terrorista spietato. Peccato che, come nota Eric Wemple nel suo bel blog sul Washington Post, la stessa foto sia stata messa in prima pagina anche dal New York Times nei giorni successivi al massacro non suscitando uno iota dello sdegno che sta provocando ora. Sarà che le copertine non sono tutte uguali e che,  quando arrivi su quella di Rolling Stone, diventi per forza una rock star. 

Rolling Stone, Camillo, New York Times, Erik Wemple


Pazienze (stica remix)

La pazienza del capo del governo, fanno capire i suoi, «ha un limite e potrebbe finire molto presto».

L'articolo di Monica Guerzoni, oggi sul Corriere della Sera descrive il solito Letta passive-aggressive. A parte il fatto che pare assodato che Letta non possa decidere neanche della propria pazienza (anche in questo caso  l'ultima parola, come da patti parasociali, ce l'ha il lord protettore che sta al Quirinale) resta da dire che la pazienza degli elettori del PD è finita molto prima di quella del prefetto Procaccini. 

Corriere della Sera, paferrobyday


A sua insaputa (Alfano remix)

Oggi grazie a Carlo Bonini  (qui l'articolo su Repubblica) sappiano che il "junior government official" di cui parla il Financial Times e che ha sollecitato la deportazione di Alma  Shalabayeva tanto "junior" non è, visto che è il prefetto Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. In più - sempre grazie all'articolo di Bonini - veniamo a sapere che Procaccini ha ricevuto i diplomatici kazaki su sollecitazione di Alfano. Al quale però, poi, almeno secondo quando giura Alfano, non ha più fatto sapere nulla. 

Ora, perché Procaccini riceve i kazaki? Lo fa di sua iniziativa? È stato incaricato dal ministro? Riferisce ad Alfano quale è stata la loro richiesta e l'incarico dato al Dipartimento di pubblica sicurezza di risolverla celermente? Procaccini non è di aiuto. "La prego di comprendere che la vicenda è oggetto di un'indagine interna - dice - e dunque non posso entrare nel merito". Certo, quella riunione del 28 c'è stata. Certo, non fu una sua iniziativa convocarla. Ma poi? Più loquace è l'entourage di Alfano. Nel confermare quella riunione, il ministro dell'Interno ricorda semplicemente di aver girato al suo capo di gabinetto Procaccini l'incombenza di parlare con i due kazaki dopo che, insistentemente, lo avevano cercato al telefono nel corso della mattinata per ottenere un appuntamento "urgente".  Ma lo stesso Alfano nega di essere mai più tornato sulla questione con Procaccini.

Insomma siamo di fronte all'ennesima ricaduta della sindrome di Scajola. Solo che qui, trattandosi di diritti umani e non di qualche centinaia di euro di Ici non pagati come nel caso di Josefa Idem, immagino che le dimissioni del ministro dell'interno, nonché vicepremier, non siano nemmeno da prendere in considerazione. 

Financial Times, Repubblica, paferrobyday