#pulpiti #prediche (tessera P2 625 edition)
Pazienze (stica remix)

A sua insaputa (Alfano remix)

Oggi grazie a Carlo Bonini  (qui l'articolo su Repubblica) sappiano che il "junior government official" di cui parla il Financial Times e che ha sollecitato la deportazione di Alma  Shalabayeva tanto "junior" non è, visto che è il prefetto Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. In più - sempre grazie all'articolo di Bonini - veniamo a sapere che Procaccini ha ricevuto i diplomatici kazaki su sollecitazione di Alfano. Al quale però, poi, almeno secondo quando giura Alfano, non ha più fatto sapere nulla. 

Ora, perché Procaccini riceve i kazaki? Lo fa di sua iniziativa? È stato incaricato dal ministro? Riferisce ad Alfano quale è stata la loro richiesta e l'incarico dato al Dipartimento di pubblica sicurezza di risolverla celermente? Procaccini non è di aiuto. "La prego di comprendere che la vicenda è oggetto di un'indagine interna - dice - e dunque non posso entrare nel merito". Certo, quella riunione del 28 c'è stata. Certo, non fu una sua iniziativa convocarla. Ma poi? Più loquace è l'entourage di Alfano. Nel confermare quella riunione, il ministro dell'Interno ricorda semplicemente di aver girato al suo capo di gabinetto Procaccini l'incombenza di parlare con i due kazaki dopo che, insistentemente, lo avevano cercato al telefono nel corso della mattinata per ottenere un appuntamento "urgente".  Ma lo stesso Alfano nega di essere mai più tornato sulla questione con Procaccini.

Insomma siamo di fronte all'ennesima ricaduta della sindrome di Scajola. Solo che qui, trattandosi di diritti umani e non di qualche centinaia di euro di Ici non pagati come nel caso di Josefa Idem, immagino che le dimissioni del ministro dell'interno, nonché vicepremier, non siano nemmeno da prendere in considerazione. 

Financial Times, Repubblica, paferrobyday


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