E' arrivato Scilipoti! (cit.)
Competition is competition

Serve un bambino per dire che il re è nudo

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Oggi il New York Times - assieme a un durissimo editoriale contro Barack Obama per il caso NSA/Verizon e la successiva scoperta del programma PRISM - pubblica un ritratto corretto, ma con un sottotesto parecchio livido, di  Glenn Greenwald, l'attivista-blogger (ora editorialista del Guardian)  che, con due articoli sul giornale inglese,  ha fatto scoppiare il caso.

La cosa su cui riflettere - a mio parere - è il fatto che ci sia voluto un outsider come Greenwald per mettere le mani su un documento (un'ingiunzione di un tribunale FISA, cioè dell'organismo giudiziario USA che, in base alla legge,  sovrintende l'attività di intelligence, a Verizon)  che ha sostanziato anni di sentito dire e di discussioni semi-pubbliche a Washington.

Questo per dire che oramai il giornalismo - inteso come cane da guardia contro il potere - è una cosa troppo seria per farlo fare alle sole redazioni (anche alle redazioni migliori del mondo).  E per far notare, una volta di più, che ormai non ci sono più fonti che aspettano il giornalista, ma fonti che diventano esse stesse giornaliste o, e questo è quello che è successo con Greenwald, si scelgono il giornalista fuori dall'establishment - quello che non ha editor o direttori che trattano con l'Amministrazione - per spifferare i loro segreti. In due parole: il modello WikiLeaks è qui per restare.

New York Times, paferrobyday (l'immagine è presa da boingboing)

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