Previous month:
aprile 2012
Next month:
giugno 2012

maggio 2012

Il fantasma di Lamberto Sechi

Confesso che da tempo non leggevo più Panorama: troppi editoriali, poche notizie, un'ideologia di fondo che non condivido (non che questo sia un male in sé: ci sono giornali che leggo tutti i giorni e di cui non condivido una virgola, tipo il Foglio) e soprattutto il  senso di inutilità che mi danno le copie cartacee dei newsmagazine italiani,  troppo lenti rispetto alle notizie e troppo sciatti nella scrittura per riscattare la loro lentezza.

Devo dire che con il restyling le cose sono cambiate in meglio. Certo non è ancora il massimo. Per dire: è inutile fare la copertina sull'evento della settimana (cioè la storia del terremoto in Vaticano), quando sai che tutto può cambiare qualche ora prima di andare in stampa (tipo quando succede che la terra trema davvero dalle parti di Mirandola). Per le cose del giorno c'è un sito che funziona: non c'è bisogno che la redazione se ne occupi anche sulla carta una settimana per l'altra.

Ma ci sono segnali confortanti: tipo la scomparsa degli illustri editorialisti, il tentativo di fare dei pezzi scritti su cose che non sono nel telegiornale della sera, l'attenzione per le microrubriche (ho scoperto, per esempio,  che il papà di Enrico Bondi aveva un'impresa di pompe funebri in quel di Arezzo: lo sospettavamo tutti, ma ora ne abbiamo la certezza).

Ora si tratta di far tornare lo spirito dei tempi d'oro: non quelli della tipa a tette fuori nella sezione Periscopio (c'è anche questa volta, anche  se, probabilmente in onore al tono alto del restyling, ci fanno sapere che è laureata in diritto commerciale), ma quelli di Lamberto Sechi che correggeva le virgole ai pezzi e toglieva gli aggettivi di troppo agli inviati ammalati di bella scrittura, perché mica c'è bisogno di barare con gli effetti speciali quando racconti una storia e hai delle cose da dire. Questo per dire che la strada è quella giusta. Ora si tratta di vedere se c'è la voglia di andare avanti in salita (magari migliorando ancora l'editing e la parte da fare in redazione: le grandi firme sono il passato e comunque ci sono i freelance per quello), ma con meno zavorra (c'è il sito: non c'è bisogno di fare una cosa di 242 pagine).

paferrobyday

ps. l'uso improprio di Lamberto Sechi è dovuto a una grave malattia dello scrivente: la parmigianite. Non è grave, consiste solo nel pensare che dove c'è una cosa geniale c'è anche un parmigiano che l'ha inventata. E' incurabile, ma neppure troppo fastidiosa. Un po' come la mia "r" arrotata.


Cose che solo in Rai

 Sarebbe stato raggiunto l’accordo tra la Rai e l’ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che dopo la sua rimozione aveva avviato un ricorso per il reintegro. Il giornalista – secondo quanto si apprende – dovrebbe essere nominato direttore dei corrispondenti esteri, restando a Roma.

Un direttore per giornalisti già diretti da altri direttori. Aspettiamo con ansia il direttore dei corrispondenti da Isernia (con sede di lavoro a New York, naturalmente).

Ansa


Anche lui non legge i giornali

«In questi giorni non sto leggendo i giornali anche perché non ne ho praticamente il tempo. Ieri sono uscito alle dieci dagli incontri per scegliere gli assessori e questa mattina ho iniziato presto. Poi evito di farlo anche perché solo leggendo lo strillo fuori dall’edicola capisco di cosa si tratta. Dico solo che se ci si occupasse più di quello che stiamo facendo, se ci lasciaste lavorare sarebbe meglio».

Dichiarazione di Federico Pizzarotti che da oggi è ufficialmente sindaco di Parma.

Ansa


Secondo me è un accelerato. E ferma anche a San Zenone

«Con l’annuncio dato dal presidente Berlusconi e dal segretario Alfano il Pdl torna finalmente a dettare l’agenda politica del paese. In confronto, la novità Grillo appare già vecchia. La riforma presidenzialista è l'ultimo treno su cui può salire chi vuole cambiare questo paese. Mi auguro che si parta con chi ci sta e che il viaggio sia breve e veloce».

dichiarazione odierna di Daniela Santanchè.

Ansa


Presto, chiamate Basaglia!

La storia della sconfitta di Parma, a volerla raccontare tutta, comincia 15 anni fa quando a Mario Tommasini, amatissimo psichiatra basagliano, la dirigenza del partito preferì un candidato più ortodosso e affidabile, che perse.

Concita De Gregorio su Repubblica di oggi scrive un lungo articolo sulla crisi del Pd di fronte al nuovo e parla - non troppo diffusamente, per la verità - del "caso Parma". Peccato che in poche righe dica una serie di imprecisioni notevoli anche per i rilassati standard del giornalismo italiano.

Per esempio "promuove" Mario (Tommasini a Parma per tutti, anche per quelli che lo odiavano, era Mario) a psichiatra, quando lui, ragazzo dei borghi in piena guerra e giovanissimo partigiano combattente, aveva fatto si e no l'avviamento.

Ma non basta: lo strappo tra Mario - che è stato un magnifico assessore ed è stato uno dei pochi a lasciare mano libera all'equipe di Franco Basaglia, quando c'erano ancora i manicomi - e il Pds avvenne nel '90. Sull'onda di un numero altissimo  di preferenze Mario arrivo nel consiglio regionale dell'Emilia Romagna, ma non riuscì a diventare assessore alla Sanità perché, allora sì, gli fu preferito un altro amministratore, meno "eretico" e più affidabile. E forse fu un bene, tenendo conto del livello della sanità pubblica nella mia regione e della personalità vulcanica di Mario, un uomo che si è sempre disinteressato di cose noiose come i vincoli di bilancio e che ha lasciato un'eredità discutibile in quanto a cose realizzate.  

La campagna elettorale del '98 - quella per il sindaco di Parma - invece fu diversa. La dirigenza del partito non preferì a Mario nessun "candidato più ortodosso e affidabile" perché il candidato c'era già ed era il sindaco uscente Stefano Lavagetto, peraltro né "ortodosso" (era uno dei notai più in vista della città e non penso fosse iscritto al partito), né "affidabile" (era decisamente abituato a pensare con la sua testa e era fisicamente molto fragile, visto che era in dialisi). Mario, che allora era già distante dal partito, partecipò alla gara con una sua lista e non voleva fare il sindaco, ma semplicemente far pesare i suoi voti (che erano tanti: raggiunse il 19%, come Pizzarotti al primo turno questa volta). Lavagetto e Mario non riuscirono a mettersi d'accordo per il ballottaggio e in questo pesarono anche le incomprensioni del passato. In questo modo il sindaco Lavagetto fu sconfitto da Elvio Ubaldi, cioè dal primo artefice della dissennata crescita edilizia che si è mangiata la città e il suo bilancio.

Insomma - come direbbe Pazzaglia - il livello dell'analisi è basso.

Repubblica, paferrobyday

 


Eterogenesi dei fini alla parmigiana

Alla fine, tutti questi calcoli sembrano dare ragione a chi sostiene che il successo del candidato del M5S sia dovuto in larga maggioranza al voto della componente di centrodestra, un elettorato deluso dai propri precedenti rappresentanti di governo locale, che non hanno voluto in questa occasione lasciare la città in mano ai propri antichi avversari di centrosinistra. E infatti la composizione odierna dell’elettorato del neo-sindaco risulta formata soltanto dal 35 per cento di “grillini”, mentre la sua componente maggioritaria (oltre il 50 per cento) è di estrazione centrista o di centrodestra.

Paolo Natale su Europa dà scientificità - con l'analisi dei flussi elettorali - al paradosso di Parma: la maggioranza dei voti del grillino Federico Pizzarotti sono venuti dagli elettori che al primo turno hanno scelto i candidati di centro e centrodestra. La cosa divertente è che in questo modo hanno eletto la giunta più a sinistra - o meglio  che si situa nella lunatic fringe della sinistra -  della storia di Parma.

Europa


L'onorevole Marione e i dischi a 78 giri

Non vince l’anagrafe, non solo almeno: vince però il sapere interpretare il paese in digitale e non attardarsi nella lettura datata, quella in analogico di chi ha ballato su dischi a 78 giri e guardato con sospetto i primi cd.

Mario Adinolfi festeggia l'entrata in Parlamento - sostituirà Pietro Tidei a diventato sindaco di Civitavecchia - con questo articolo su Europa. E' probabile che pensi che alla bocciofila di Bettola abbiano ancora il fonografo. E invece sono passati da anni al mangiadischi. 

Europa