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aprile 2012

L'Economist e il test di Turing

Secondo Henry Farrell gli editoriali dell'Economist - gli esempi sono tratti dalla copertura delle presidenziali francesi del settimanale di St James Street - sono sempre più simili a un'editoriale della Pravda durante il regno di Andropov.  Naturalmente una Pravda in versione pro-market. O al risultato di un generatore di editoriali dell'Economist.

[...] It’s as beautifully resistant to the intellect as an Andropov era Pravda editorial. A few more years of this and the Economist won’t have to have any human editing at all. Even today, I imagine that someone with middling coding skills could patch together a passable Economist-editorial generator with a few days work. Mix in names of countries and people scraped from the political stories sections of Google News, with frequent exhortations for “Reform,” “toughminded reform,” “market-led reform,” “painful reform,” “change,” “serious change,” “rupture,” and 12-15 sentences worth of automagically generated word-salad content, and you’d be there. I wonder whether even the writer of this editorial would be able to define ‘reform’ or ‘change’ if he were asked, beyond appealing to some sort of ‘social protection bad, market good’ quasi-autonomic reflex embedded deep in his lizard brain. I also wonder whether the people in there are as cynical about their product as Andropov-era journalists were, or whether they actually believe the pabulum they dish out.

Crooked Timber

 

 


La scuola di Uppsala

  • S'è perso di vista l'uso sociale del design?
  • Sì, una deriva da cui si salva Ikea. Non dico che i loro mobili siano meravigliosi, ma hanno un'utilità sociale. Non c'è studente che non si faccia la prima casa con l'Ikea. Tutti gli intellettuali ricorrono a Ikea. 
  • [...] Stanno distruggendo le città con orribili grattacieli autocelebrativi, come accade nelle monarchie assolute o nei regimi religiosi. Con la differenza che nel Rinascimento erano molto più bravi.
  • Oggi prevale la tendenza a concepire gli edifici come opera di pura sperimentazione artistica, indipendentemente dalla funzione. Sculture che peraltro mi lasciano perplesso, come quelle che evocano mercati ortofrutticoli, steogsauri con vistose placche sul dorso, o pareti oblique dove non si può appendere neppure un quadro.

 

Grande intervista di Simonetta Fiori a Tomás Maldonado - che oggi compie 90 anni - nel paginone centrale della sezione culturale di Repubblica. Non online come molte cose belle.

Repubblica


Vieni avanti, pretino!

Stasera hanno chiesto a Umberto Bossi se sapeva qualcosa delle presunte tangenti Finmeccanica alla Lega. Il Senatùr, ha detto  di  non aver «sentito cose del genere». La spiegazione  data da Bossi è questa:

«Lì di solito lavorava Giorgetti, che è un pretino. Di Giorgetti sono ultrasicuro, se gli davano le tangenti lui gliele portava indietro».

Un po' come Aldo Brancher, che prete lo era stato davvero, insomma.

Ansa


«Indirettamente» è il nuovo a «mia insaputa»

«Da un anno a questa parte ho sottoscritto un accordo: ho rinunciato ai rimborsi e loro hanno fatto un contratto a nome della Lega per un appartamento a Roma. Ma io ho sostenuto delle spese andando in giro per l’Italia per il mio incarico e in più versavo 3 mila euro al mese di contributo volontario: le spese dell’appartamento le ho pagate indirettamente».

Roberto Calderoli intervistato a SkyTg24.

Ansa

 


La fabbrica dei post del Washington Post

Pochi giorni fa Elizabeth Flock, una giornalista-blogger  che lavorava al Washington Post si è dimessa. La sua colpa è aver fatto un repackaging troppo fedele di una storia sulla vita su Marte e un'imprecisione in un post su Romney.  Il commento di Patrick B. Pexton, l'ombudsman del WP, è durissimo. Non tanto nei confronti della Flock, che è una ventenne, ma nei confronti delle routine produttive del giornale di Washington.

But The Post failed her as much as she [ cioè la Flock] failed The Post. I spoke with several young bloggers at The Post this week, and some who have left in recent months, and they had the same critique. They said that they felt as if they were out there alone in digital land, under high pressure to get Web hits, with no training, little guidance or mentoring and sparse editing. Guidelines for aggregating stories are almost nonexistent, they said. And they believe that, even if they do a good job, there is no path forward. Will they one day graduate to a beat, covering a crime scene, a city council or a school board? They didn’t know. So some left; others are thinking of quitting. Katharine Zaleski, executive director of digital news, said that bloggers are made aware of The Post’s high standards: “We’re deeply conscious of the imperatives our bloggers face and go to great lengths to ensure they have the editorial support they need. We tell bloggers that their first and central priority is accuracy, not speed, not buzziness. The Washington Post’s standards apply every bit as much to our digital work as they do to our print edition. And our bloggers honor that.” The Post lets go nearly three dozen veterans in the newsroom to cut costs, and it falls short in cultivating its young and future talent. No, not a good few days.

Washington Post

 


Political saboteur

E' morto Charles W. Colson, l'uomo dei "trucchi sporchi" di Richard Nixon, in poche parole la persona che ideò il Watergate e che - dopo essere stato incercerato per quello - si rifece una vita come predicatore evangelico sempre sulle posizioni della destra repubblicana. 

Mr. Colson was a 38-year-old Washington lawyer when he joined the Nixon White House as a special counsel in November 1969. He quickly caught the president’s eye. His “instinct for the political jugular and his ability to get things done made him a lightning rod for my own frustrations,” Nixon wrote in his memoir, “RN: The Memoirs of Richard Nixon.” In 1970, the president made him his “political point man” for “imaginative dirty tricks.” “When I complained to Colson, I felt confident that something would be done,” Nixon wrote. “I was rarely disappointed.”

New York Times

 


Formigoni e le pezze (in)giustificative

Pare che le ricevute dei pagamenti di Formigoni  a Daccò per i generosi anticipi dei costi delle vacanze collettive ai Caraibi - ai miei tempi si andava all'eremo di Camandoli, però eravamo cattolici de sinistra -  siano state mangiate dal gatto.

Le ricevute dei rimborsi delle spese anticipate da Daccò? Non le ho tenute, le ho buttate; scusate, è un reato? Scusate, esiste una legge che fa obbligo di tenere gli scontrini dei viaggi se questi viaggi non sono per lavoro, non vengono scaricati sulla Regione e, giustamente, rientrano negli affari del privato cittadino?

Il resto sul sito di Tempi.

Tempi, via il Post


Burlesquoni

Vabbè, il povero Angelino Alfano si sgola a dichiarare che dopo alle amministrative lui e il principale daranno vita alla «più grossa novità della politica italiana, che ne cambierà il corso nei prossimi anni» e il principale medesimo rovina tutto con un video a base di burlesque, simpatia, allegria, eleganza, camerieri in affitto, taverne-discoteca e donne vestite da poliziotte perché naturalmente esibizioniste. Se il buongiorno si vede dal mattino il nuovo rassemblement moderato avrà a capo Umberto Smaila.

Repubblica, Corriere della Sera


Darsi all'ippica

Laità Srl, la società ippica che possiede Toulon, uno dei cavalli di Jonella Ligresti ha percepito dal gruppo Fonsai -  secondo la relazione del collegio sindacale alla Consob -  dal 2003 quasi 4,8 milioni di euro in sponsorizzazioni.

Ansa