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gennaio 2010

I pay wall non funzionano

Hal Varian, il capo economista di Google, pensa che i giornali abbiano tutto da guadagnare dalla distribuzione digitale e che tentare di educare i lettori all'uso  di device dedicati alla lettura delle news sia una strada che vale la pena di percorrere. Invece, secondo lui, i pay wall in internet sono un binario morto.

Mr. Varian's list of suggestions doesn't include pay walls, such as the New York Times' plan for a metered approach to charging users. "It's too easy to bypass," he says. 

Instead, publishers should be looking at platforms such as the iPad to lure in readers during non-work hours, when they could presumably spend more time on individual news sites if they wanted to. "The challenge is, how can we make newspaper reading a leisure-time activity again? We know reading the news is valuable to our customers, but they don't spend much time doing it."

Advertising Age via Nieman Lab


Brand Reshuffle

Barack Obama è tornato - come sempre ispirato dalla musa della retorica politica -  e ha fatto il solito magnifico discorso. Secondo John Dickerson è stato un'ottima occasione di rilancio e di ripresa dei temi della sua campagna elettorale. Il presidente, cercando di far rivivere lo spirito dell'inizio della sua presidenza,  ha enfatizzato il bisogno di creare nuovi posti di lavoro pur non abbandonando gli ambiziosi programmi di riforma del sistema sanitario americano e ha chiesto al suo partito di seguirlo. Il discorso è piaciuto all'83% degli spettatori. Ma qui iniziano i "però". Il NYT nota che nell'anno trascorso Obama è stato molto poco  attento agli obiettivi strategici (la visione)  perché troppo distratto dalla tattica del fare politica. Il LAT vede un certo distacco tra le parole e i fatti. Karl Rove profetizza un ulteriore tonfo nei sondaggi e Gail Collins analizza lo scoramento e la rabbia degli americani. Insomma, l'impressione è che questa volta oltre alle parole ci sia bisogno anche dei fatti. 


White House Blog, The Atlantic, Slate, New York Times, Los Angeles Times, CBS, Wall Street Journal

Much more intimate

Quasi tutti gli articoli sull'iPad  oggi - qui in NYT e qui il WSJ - puntano sul fatto che sarà un oggetto personale, da usare nel salotto, magari mentre si guarda la tv. La parola d'ordine è "intimità" e Antonio Dini - che è uno dei pochi italiani ad averne toccato uno - pensa che sia la chiava giusta per capire il prodotto. Resta il fatto che un prodotto che deve essere capito non è esattamente un oggetto riuscito. Ma forse, più che "capito", ha bisogno di essere "toccato", come tutti gli oggetti emozionali. Vedremo quando arriverà in Italia. Intanto Ars Technica ha pubblicato una serie di prime impressioni sull'aggeggio e il NYT si preoccupa dei colli di bottiglia del traffico dati che il successo dell'iPad potrebbe provocare. 


New York Times, Wall Street Journal, Antonio Dini, Ars Technica

Less is Less

Lisa Anderson riflette sulla crisi dei quotidiani negli Stati Uniti  e nota che l'idea di fare giornali più "leggeri" e "locali", quindi  più legati al posto in cui vengono stampati con meno giornalisti, meno testo, più grafici e foto, non sembra essere vicente,  nonostante la maggior parte dei tentativi di rivitalizzare i giornali si affidino a questo mantra.


People who buy newspapers are people who want more context, more information, more analysis—not less. So I am convinced that part of these losses stems from once-loyal subscribers who cut loose from dailies with diminished firepower and ambitions. Less is less. It has been sobering for me to see how much my former newspaper (il Chicago Tribune, ndr) has changed in the past year. It’s now a tabloid for street sales and a broadsheet for home delivery, and Chicago friends complain that they can zip through the tabloid version in minutes, and the broadsheet doesn’t require much more. Some 30 million people still pay for daily newspapers. Many of these readers are older, but they also tend to be affluent and loyal—the kind of people advertisers like to reach. And they aren’t afraid to take their business elsewhere if they’re not happy.

CJR

Too early to draw any conclusions

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Questa la corretta considerazione di David Pogue rispetto all'iPad, nonostante il diluvio informativo (177mila tweets nella prima ora) a cui siamo stati sottoposti. Pogue non ha ancora avuto l'aggeggio tra le mani e per questo è abbastanza cauto nei giudizi


Like the iPhone, the iPad is really a vessel, a tool, a 1.5-pound sack of potential. It may become many things. It may change an industry or two, or it may not. It may introduce a new category — something between phone and laptop — or it may not. And anyone who claims to know what will happen will wind up looking like a fool.

Ma altri non sono così prudenti. David Carr, per  esempio, ne  è entusiasta e , profetizza la morte del Pc e la nascita del Tablet tuttofare. Enrico Sola,invece, nota - come molti altri - che il prodotto è abbastanza deludente: non è un ottimo eBook reader (niente tecnologia  E-ink); non è un ottimo media player (risoluzione abbastanza bassa, nessuna possibilità di un collegamente ad alta definizione con la tv); non è un netbook (manca la tastiera) ecc.  Insomma un aggeggio che è uno, nessuno e centomila. Un coltellino svizzero subottimale per fare tante cose. Nessuna bene. 

In realtà  l'iPad sembra nato per una cosa sola: diventare l'eMagazine reader migliore del mondo e permettere agli editori di spremere qualche soldino dai lettori disabituandoli alla gratuità di internet. Per ora non ci sono applicazioni interessanti (a parte una app del NYT), prché il prodotto, nonostante le presentazioni e le fanfare, è immaturo, ma il mondo editoriale sembra entusiasta e molti sono già al lavoro. Vedremo. 

Comunque qui Mashable ha messo online una guida completa alle caratteristiche dell'iPad. Io aspetterò un po' prima di comperarlo.

New York Times, Mashable, The New Republic, Enrico Sola, Wall Street Journal, AFP-Media Watch

Accepting Responsibility

Barack Obama - questa notte durante il discorso sullo stato dell'Unione - dovrebbe riconoscere di non essere riuscito a cambiare le cose negli Stati Uniti come aveva promesso in campagna elettorale. Una posizione difensiva, ma onesta. Intanto i democratici alla Camera si sono messi in stand-by aspettando di capire le priorità della Casa Bianca rispetto alla riforma del sistema sanitario e l'amministrazione ha deciso di non finanziare i progetti lunari della NASA: il remake della nuova frontiera spaziale, probabilmente, costa troppo e non fanno abbastanza ascolti. Intanto Maureen Dowd si chiede perché non far fare il discorso sullo stato dell'Unione a Scott Brown:

Obama’s Oneness has been one-upped. Why settle for a faux populist when we can have a real one? Why settle for gloomy populism when we can have sunny populism? Why settle for Ivy League cool when we can have Cosmo hot? Why settle for a professor who favors banks, pharmaceutical companies and profligate Democrats when we can have an Everyman who favors banks, pharmaceutical companies and profligate Republicans? Why settle for a 48-year-old, 6-foot-1, organic arugula when we can have a 50-year-old, 6-foot-2, double waffle with bacon?

New York Times, Los Angeles Times