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gennaio 2009

Reverse engineering

Certo che usare il grimaldello federalista - classico attrezzo conservatore per la guerriglia contro le istanze rinnovatrici del governo federale (dal new deal all'aborto e ai diritti civili) - per spingere un'agenda ecologista è  diabolico. L'avrà pensato durante la vacanza alle Hawaii. Comunque è la campana a morto per i "light truck".
New York Times


YouTube Presidency

Barack Obama sta cercando di rivolgersi direttamente ai cittadini saltando la tradizionale mediazione dei mezzi di comunicazione di massa. Naturalmente usando i new media: qui un articolo del NYT sul suo uso di YouTube e qui il sito dove renderà conto dei soldi spesi con il suo piano di stimolo dell'economia.
New York Times, recovery.gov


Narrowcasting the History

Giovedì mattina Antonio Sofi mi ha fatto alcune domande sull'insediamento di Barack Obama e  sulla copertura mediatica dell'avvenimento. Il risultato è questo podcast. Se vi va di sentire come sono logorroico e pieno di tic lingustici...
Quinta di copertina (Apogeo Online)
ps. Sempre su Apogeo Online c'è questo ottimo contributo di Antonella Napolitano sul nuovo sito della Casa Bianca e MediaWatch ha messo insieme altri numeri sull'utilizzo dei new media durante la cerimonia di insediamento.
Apogeo Online, AFP


e-mailing Prez

Pare che Barack Obama sarà il primo presidente a usare personalmente l'e-mail (con il BlackBerry, ora che l'incubo dell'aggeggio - approvato dalla NSA - grosso come un grosso borsello con dentro un piccolo cane e equipaggiato con Windows Mobile pare definitivamente scongiurato). Bill Clinton ha usato due volte l'e-mail:  la prima  per prova (come il Wojtyla; ricordate) e la seconda per mandare un saluto al senatore Glenn in orbita sullo shuttle. La risposta di Glenn con tutta probabilità l'ha letta una volta stampata da un'assistente.Però era una vita fa.  Bush, invece, aveva un indirizzo e-mail personale (G94B@aol.com), ma, una volta eletto, ha lasciato perdere. Poi c'è la storia del computer nell'Ufficio Ovale. Bush, per le notizie sportive, faceva cercare agli assistenti. E c'era anche quello addetto a scaricagli i brani da Music Store. Insomma, magari rendersi conto che il mondo è cambiato...
CNet, Slate


Aspetti che Le chiamo il telegrafista...

Pare che lo staff di Obama abbia trovato alla Casa Bianca un ambiente piuttosto ostile alle innovazioni tecnologiche.

Two years after launching the most technologically savvy presidential campaign in history, Obama officials ran smack into the constraints of the federal bureaucracy yesterday, encountering a jumble of disconnected phone lines, old computer software, and security regulations forbidding outside e-mail accounts. What does that mean in 21st-century terms? No Facebook to communicate with supporters. No outside e-mail log-ins. No instant messaging. Hard adjustments for a staff that helped sweep Obama to power through, among other things, relentless online social networking. "It is kind of like going from an Xbox to an Atari," Obama spokesman Bill Burton said of his new digs.

Washington Post
ps. La storia dell'account gmail di sopravvivenza è così diffusa - alzi la mano a chi non è capitato di avere problemi con la mail del lavoro - che fa quasi tenerezza


Insediamento 2.0

Altri numeri da Mashable: durante la cerimonia dell'insediamento (e subito dopo) ci sono picchi su Twitter,  Flickr, YouTube e, naturalmente, nei post del  weblog. Direi che è il primo vero "media event" - secondo la definizione di Dayan e Katz - in cui la comunità virtuale degli spettatori è riuscita a fare conversazione. E' un piccolo assaggio della tv del futuro.
Mashable, Museum of Broadcast Communication


In this winter of our hardship

La cosa veramente interessante del discorso di insediamento di Barack Obama è il riconoscimento delle difficoltà che gli Stati Uniti stanno vivendo. Non male per un politico etichettato - in modo troppo semplicistico - come  un parolaio ottimista. E invece si siamo trovati di fronte  un uomo che nel discorso più solenne della sua vita  ha calcato la mano sulla responsabilità che deriva dall'aver raggiunto la maturità dopo gli eccessi della giovinezza. Un discorso da padre pronunciato da una persona accusata di essere stata forgiata dalla cultura che i padri li ha uccisi.  Forse il commentatore che ha percepito in modo più completo il cambio di toni - anche se gli appelli alla responsabilità erano presenti già nei discorsi della campagna elettorale e delle primarie - è stato  Edward Luce del Financial Times. La cosa buffa è che il discorso di Obama  sarebbe stato un bel discorso conservatore se le ricette prospettate per uscire dalla crisi non fossero state radicalmente diverse da quelle da stato minimo prospettate negli ultimi trent'anni. Ricette anch'esse considerate infantili come e più del '68. Insomma: sono tornati i valori. Solo che sono i "vecchi" valori del progressismo americano e non i "nuovi" della rivoluzione conservatrice. Da questa analisi derivano - come nota David E. Sanger sul NYT - gli accenti più critici verso la presidenza Bush (ma anche per Clinton).  E' ancora troppo presto per fare previsioni sulla presidenza Obama. Quello che è certo è che ha già cambiato le cordinate del dibattito politico. E, forse, le "culture wars" sono finite. Anche perché i duellanti si sono dissanguati a vicenda.
Financial Times, New York Times, paferrobyday