Web/Tecnologia

La battaglia parlamentare di Gasparri contro gli algoritmi

«Ben venga la maxi multa a Google da parte della Ue. Da tempo è evidente lo strapotere di questo gruppo che fa quel che vuole e usa algoritmi e altri strumenti per imporre le proprie valutazioni». [...] «Bisogna mettere in riga tutti gli over the top che saccheggiano contenuti editoriali, usano paradisi fiscali per pagare meno. Bisogna controllare anche in Italia queste realtà che Renzi protegge come se fossero i suoi amici delle coop rosse. Avvieremo una implacabile attività parlamentare in materia». 

Questa è una dichiarazione fatta oggi da Maurizio Gasparri. Se non fosse che quest'uomo è stato ministro delle Telecomunicazioni neanche troppo tempo fa ci sarebbe da ridere. Invece c'è da piangere.

(Ansa, paferrobyday)


Google, YouTube e il ministro Franceschini

Oggi su Repubblica abbiamo l'ennesima intervista al ministro della Cultura Dario Franceschini, questa volta nella veste di paladino dei diritti degli editori italiani minacciati dal terribile monopolio di Amazon che in Italia, sui libri, non c'è, ma sono dettagli.  

Ma visto che Franceschini è un uomo di molte letture - e qualche scrittura - e  si sente investito dalla missione che gli deriva dall'essere a capo di un ministero "più importante di quello dell'Economia" (parole sue), l'intervista a Stefania Parmeggiani spazia anche oltre Amazon e arriva a toccare anche gli altri giganti del web. Con risultati decisamente comici, come per esempio quando parla del 

caso dei produttori musicali indipendenti che hanno problemi con YouTube da quando il portale è controllato da Google: nei contratti propone condizioni economiche difficile da sostenere.

Peccato che YouTube sia da sempre controllato da Google, visto che la start-up di Chad Hurley, Steve Chen e  Jawed Karim - fondata nel febbraio 2005 - è stata acquisita dalla società di Mountain View nel novembre del 2006, ben prima che i "produttori musicali indipendenti" si accorgessere dell'esistenza della cosa.  Quindi è probabile che Franceschini parli di una variazione dei termini del contratto che non c'entra nulla con l'acquisizione di YouTube da parte di Google. Ma vuoi mettere il figurone che fai a stanare la multinazionale cattiva?

D'altronde in Italia va così e le leggi quindi le fanno la Siae, gli editori, Federalberghi e la Coldiretti. Però poi si fanno spettacolari convegni sull'innovazione. Per sfoderare il proprio ottimo inglese, immagino. 

Repubblica


Fine della net neutrality, atto secondo

Oggi la FCC - la  Federal Communications Commission - ha votato (tre commissari contro due, secondo linee politiche) una proposta che di fatto accoglie la possibilità che i provider facciano pagare (salato) le società del web per avere un servizio più efficiente. In realtà è solo l'inizio del processo: ora ci saranno quattro mesi per raccogliere i vari pareri  e poi si voterà ancora. Ma ormai la sorte della net neutrality è segnata. Anche se Tom Wheeler - il presidente della FCC che è l'estensore  della proposta ed è assolutamente a favore - cerca di rassicurare tutti. 

Wheeler's proposal is part of a larger "net neutrality" plan that forbids Internet service providers from outright blocking Web sites. And he promised a series of measures to ensure the new paid prioritization practices are done fairly and don't harm consumers. The agency said it had developed a "multifaceted dispute resolution process" on enforcement. But consumer advocates doubt the FCC can effectively enforce anti-competitive practices or ensure consumers aren't stuck with fewer choices or poorer service. They note that the FCC will only investigate complaints brought to them, and many small companies and consumers don't have resources to alert the agency.

Insomma quasi tutto è perduto. Pare.

Washington Post

 


I giornalisti sono pigri. Ma anche Greenwald non scherza

Oggi esce "No Place to Hide", il libro di Glenn Greenwald  sul caso Snowden. E arriva subito  - caso più unico che raro, manco fosse una serie tv - anche la traduzione italiana,  grazie alla Rizzoli. Nella recensione - decisamente positiva - che appare oggi sul NYT  Michiko Kakutani nota come lo stesso Greenwald, in un primo tempo, non avesse capito il valore dei documenti di Snowden e come la pigrizia del giornalista-attivista e la poca voglia di installare un programma di cifratura - PGP - abbia ritardato la divulgazione dei documenti sottratti da Snowden alla NSA.  D'altronde anch'io avrei qualche problema a considerare credibile l'e-mail di uno che si firma Cincinnato. Per fortuna poi ci ha pensato Laura Poitras.

In the course of this book, Mr. Greenwald describes how he received his first communication from Mr. Snowden on Dec. 1, 2012, though he had no idea who it was from. The email came from someone calling himself Cincinnatus and urged Mr. Greenwald to begin using PGP encryption so that Cincinnatus could communicate with him securely. Busy with other projects, Mr. Greenwald procrastinated about installing the encryption program, and Mr. Snowden was only able to make contact with him months later, through Ms. Poitras.  According to Mr. Greenwald, Mr. Snowden would later describe his frustration: “Here am I ready to risk my liberty, perhaps even my life, to hand this guy thousands of Top Secret documents from the nation’s most secretive agency — a leak that will produce dozens if not hundreds of huge journalistic scoops. And he can’t even be bothered to install an encryption program.”

New York Times, Amazon, IBS


La fine della net neutrality (sort of it)

Netflix (il servizio di noleggio on demand) - secondo il Wall Street Journal -  ha accettato di pagare Comcast (il provider broadband più importante degli Stati Uniti) per avere un accesso privilegiato e connettersi direttamente alla rete di proprietà dell'azienda.  Qui la spiegazione più tecnica di GigaOm.

For months Netflix and Comcast have been in a standoff over Netflix's request that Comcast connect to Netflix's video distribution network free of charge. But Comcast wanted to be paid for connecting to Netflix's specialized servers due to the heavy load of traffic Netflix would send into the cable operator's network. Under the deal, Netflix won't be able to place its servers inside Comcast's data centers, which Netflix had wanted. Instead, Comcast will connect to Netflix's servers at data centers operated by other companies.

Dal punto di vista economico la decisione è pure giustificabile, visto l'alto consumo di banda che comporta la distribuzione di file multimediali ad alta definizione. Ma si tratta dell'ennesimo segnale che - almeno negli USA -   il principio della net neutrality - uno dei caposaldi della rete abitata che una volta si chiamava Internet - è stato praticamente abbandonato. Quello che rimane è un altro modo di distribuire contenuto, in una modalità che ormai sostanzialmente si differenzia dal broadcasting classico solo per il sofisticato metodo di distribuzione on demand

Wall Street Journal, GigaOm


Lotta di classe alla fermata del bus

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A San Francisco continuano le proteste contro i bus di lusso che portano al lavoro i dipendenti delle aziende hi-tech che hanno la loro sede nei dintorni (Google, Apple, Yahoo e eBay, per dire). 

The buses, which illegally use city stops, have become an unlikely rallying point. First, people were priced out of their homes, activists say; now they are being pushed off the streets. Demonstrators regularly block the shuttles. Last week, a group of activists stalked a Google engineer at his East Bay house, urging the masses to “Fight evil. Join the revolution.” 

Insomma l'ambiente sta diventando abbastanza ostile, non solo per la gentrification che costringe chi non ha un reddito altissimo a lasciare alcuni quartieri della città per il costo delle abitazioni e degli affitti. Così una specie di leggenda tra i venture capitalist della west coast, Tom Perkins, fondatore Kleiner Perkins Caufield & Byers, ha preso carta e penna e ha scritto al Wall Street Journal (non deve aver fatto molta fatica a essere pubblicato: era, fino a poco tempo fa, nel board News Corp)  che a San Francisco si sta preparando una sorta di Kristallnacht  progressista contro i ricchi. Naturalmente è stato subissato dai fischi - anche per il parallelo implicito ricchi uguale ebrei - e ha cercato di spiegarsi dicendo che l'ambiente ostile contro lo stile di vita delle persone facoltose è l'inizio della lotta di classe. Nel farlo però ha fatto la smargiassata di dire che con il valore del suo orologio - un Richard Mille - si può comprare un pacco da sei di Rolex. E le critiche sono diventate una valanga. Perkins s'è giustificato dicendo che il Mille glielo aveva regalato la ditta da cui aveva comperato il suo mega-yacht, il Maltese Falcon. Così è saltato fuori che, proprio a causa di un incidente con uno yacht, Perkins era stato condannato  in Francia per omicidio involontario.  Ora aspettiamo la prossima puntata della telenovela.

New York Times, Wall Street Journal, Business Week, Gawker (l'immagine di @darth è tratta da The Atlantic)


Meglio Twitter o Friendstalker?

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Nick Bilton, il giornalista del New York Times, che ha scritto Hatching Twitter, il libro sulla nascita di Twitter, ricorda che sul logo, ma  anche sul nome, a Odeo - la società che ha sviluppato la piattoforma - c'erano idee piuttosto diverse. 

As I wrote in the book, there were several different ideas for the name of the service, including “Twitch,” “Friendstalker” and “Smssy.” In the end, of course, it was called “Twitter” — though the company did spend a short amount of time as a vowelless “Twttr.”

nickbilton.com (anche l'immagine è tratta da lì)

 


Monetizzare la base dati (versione AT&T e CIA)

La AT&T vende - per un forfait  di circa 10 milioni di euro all'anno -  alla CIA i dati delle telefonate che passano per i suoi cavi. Tutto più semplice di una lunga richiesta di esibizione di atti attraverso un tribunale segreto. Questo l'attacco del pezzo del NYT di oggi

The C.I.A. is paying AT&T more than $10 million a year to assist with overseas counterterrorism investigations by exploiting the company’s vast database of phone records, which includes Americans’ international calls, according to government officials. The cooperation is conducted under a voluntary contract, not under subpoenas or court orders compelling the company to participate, according to the officials. The C.I.A. supplies phone numbers of overseas terrorism suspects, and AT&T searches its database and provides records of calls that may help identify foreign associates, the officials said. The company has a huge archive of data on phone calls, both foreign and domestic, that were handled by its network equipment, not just those of its own customers.

 

Comunque è un passo in avanti: negli anni '70 la ITT con la CIA organizzava colpi di stato in Cile.

New York Times


La fine della privacy su Internet (grazie alla NSA)

Secondo un'inchiesta congiunta del New York Times, del Guardian e di Pro Publica, basata sui documenti trafugati da Edward Snowden, la NSA - l'agenzia del governo Usa che si occupa di spionaggio elettronico - sarebbe riuscita, usando supercomputer, software sofisticatissimi e "aiuti" da parte dei produttori, a decrittare la maggior parte dei sistemi crittografici che assicurano la privacy nelle comunicazioni via Internet e le transazioni sicure nei siti di e-commerce. In pratica è la fine della privacy su Internet.

The agency has circumvented or cracked much of the encryption, or digital scrambling, that guards global commerce and banking systems, protects sensitive data like trade secrets and medical records, and automatically secures the e-mails, Web searches, Internet chats and phone calls of Americans and others around the world, the documents show. Many users assume — or have been assured by Internet companies — that their data is safe from prying eyes, including those of the government, and the N.S.A. wants to keep it that way. The agency treats its recent successes in deciphering protected information as among its most closely guarded secrets, restricted to those cleared for a highly classified program code-named Bullrun, according to the documents, provided by Edward J. Snowden, the former N.S.A. contractor.

New York Times