Terrorismo

Monetizzare la base dati (versione AT&T e CIA)

La AT&T vende - per un forfait  di circa 10 milioni di euro all'anno -  alla CIA i dati delle telefonate che passano per i suoi cavi. Tutto più semplice di una lunga richiesta di esibizione di atti attraverso un tribunale segreto. Questo l'attacco del pezzo del NYT di oggi

The C.I.A. is paying AT&T more than $10 million a year to assist with overseas counterterrorism investigations by exploiting the company’s vast database of phone records, which includes Americans’ international calls, according to government officials. The cooperation is conducted under a voluntary contract, not under subpoenas or court orders compelling the company to participate, according to the officials. The C.I.A. supplies phone numbers of overseas terrorism suspects, and AT&T searches its database and provides records of calls that may help identify foreign associates, the officials said. The company has a huge archive of data on phone calls, both foreign and domestic, that were handled by its network equipment, not just those of its own customers.

 

Comunque è un passo in avanti: negli anni '70 la ITT con la CIA organizzava colpi di stato in Cile.

New York Times


Sbatti il mostro in prima pagina (Rolling Stone edition)

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La copertina dell'ultimo  Rolling Stone (USA) con una foto di Dzhokhar Tsarnaev, il giovane coinvolto nell'attentato alla maratona di Boston, sta causando parecchie polemiche ("Bella stronzata", la definisce Christian Rocca su Camillo). Le accuse sono quelle di rendere "glamour" un terrorista spietato. Peccato che, come nota Eric Wemple nel suo bel blog sul Washington Post, la stessa foto sia stata messa in prima pagina anche dal New York Times nei giorni successivi al massacro non suscitando uno iota dello sdegno che sta provocando ora. Sarà che le copertine non sono tutte uguali e che,  quando arrivi su quella di Rolling Stone, diventi per forza una rock star. 

Rolling Stone, Camillo, New York Times, Erik Wemple


Serve un bambino per dire che il re è nudo

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Oggi il New York Times - assieme a un durissimo editoriale contro Barack Obama per il caso NSA/Verizon e la successiva scoperta del programma PRISM - pubblica un ritratto corretto, ma con un sottotesto parecchio livido, di  Glenn Greenwald, l'attivista-blogger (ora editorialista del Guardian)  che, con due articoli sul giornale inglese,  ha fatto scoppiare il caso.

La cosa su cui riflettere - a mio parere - è il fatto che ci sia voluto un outsider come Greenwald per mettere le mani su un documento (un'ingiunzione di un tribunale FISA, cioè dell'organismo giudiziario USA che, in base alla legge,  sovrintende l'attività di intelligence, a Verizon)  che ha sostanziato anni di sentito dire e di discussioni semi-pubbliche a Washington.

Questo per dire che oramai il giornalismo - inteso come cane da guardia contro il potere - è una cosa troppo seria per farlo fare alle sole redazioni (anche alle redazioni migliori del mondo).  E per far notare, una volta di più, che ormai non ci sono più fonti che aspettano il giornalista, ma fonti che diventano esse stesse giornaliste o, e questo è quello che è successo con Greenwald, si scelgono il giornalista fuori dall'establishment - quello che non ha editor o direttori che trattano con l'Amministrazione - per spifferare i loro segreti. In due parole: il modello WikiLeaks è qui per restare.

New York Times, paferrobyday (l'immagine è presa da boingboing)


Un pornografo al posto di Bin Laden

L'FBI ha aggiornato la lista delle 10 persone "most wanted". Al posto di Osama bin Laden hanno messo un insegnante accusato di possesso di materiale pedopornografico. Una scelta di alto profilo.

On Tuesday, the F.B.I. finally filled bin Laden’s place on the list, adding Eric J. Toth, a schoolteacher from the Washington area accused of possessing child pornography. It was the first time since 2009 that the F.B.I. had added a fugitive to the list.

New York Times

 


Piscierò sui vostri cadaveri

Dana Loesch - che è anche opinionista politica della CNN, secondo l'aureo principio  della tv super partes secondo cui per un matto di sinistra ci vuole una matta di destra - non riesce proprio a capire perché la liberal media élite non consideri supercool pisciare sui cadaveri dei talebani: in fondo non sono che terroristi, sia pure morti.  Tenuto conto delle reazioni che si leggono in rete  - Erick Wemple  qui riassume la cosa - è però probabile che questa volta la Loesch se la sia  fatta nei pantaloni. E non è una cosa molto cool.

Erik Wemple (Washington Post)


...but unconfirmed

La notizia della minaccia "seria e credibile" di un attacco terroristico a New York o Washington alla vigilia dell'undici settembre apre le testate online dei maggiori giornali italiani, ma non dei loro omologhi americani. Anche perché oltre che "seria e credibile" la minaccia, per il contro-terrorismo USA, è anche "non confermata".

In a statement, a spokesman for the Department of Homeland Security, Matt Chandler, called the threat “specific, credible, but unconfirmed.“ Another official said American intelligence agencies were urgently pursuing leads overseas in an effort to gauge the seriousness of the threat.

New York Times

 


Beh, mica aveva scritto «cristiano» sul biglietto da visita

 

Jon Stewart nota che Bill O' Reilly si rifiuta di chiamare cristiano uno che ha scritto 1.500 pagine di farneticazioni sulla nuova crociata per salvare la cristianità dalla minaccia dell'Islam, ma non ci pensa due volte a dare del musulmano a uno che l'ha scritto sul biglietto da visita.

Daily Show


Feltri tocca il fondo. Glenn Beck comincia a scavare

Pensavo fosse difficile fare peggio di Vittorio Feltri che in un editoriale pubblicato ieri si chiedeva -implicitamente dando dei vigliacchi alle povere vittime -  come sia stato possibile che nessuno dei ragazzi di Utøya abbia cercato di fermare Anders Breivik. Però ieri Glenn Beck - il popolare host radiotelevisivo USA - ha paragonato i giovani socialdemocratici alla Hitlerjugend e ha vinto anche stavolta. 

Guardian


Lo zio (Michele) d'America

Il processo di Casey Anthony, una donna accusata di aver ucciso la sua bambina, è stato seguito con attenzione morbosa negli Stati Uniti e la notizia del verdetto - Casey è stata giudicata non colpevole - ha fatto il botto sulle reti generaliste, su quelle all news e anche in Rete. Per non parlare dei social network e di twitter. Il tutto per dire che la cronaca nera piace sempre, che Berlusconi  e Guglielmi non hanno inventato la tv del dolore e che siamo un po' peggiori di come ci piacerebbe essere disegnati.

MSNBC, TvNewser, New York Times