Politica Usa

Federico Fubini, FiveThirtyEight e la trollfarm russa

Questa sera Federico Fubini ha pubblicato un interessante articolo sulle implicazioni italiane delle azioni di disinformazione dell'IRA, che non è l'Irish Republican Army, ma la famigerata trollfarm russa, Internet Research Agency. L'IRA è probabilmente è stata coinvolta nel tentativo - non si sa quanto produttivo - di condizionare il voto USA alle presidenziale del 2016. Per questo è in corso un'indagine, vista come fumo negli occhi da Donald Trump,  dello special prosecutor Robert Mueller.  Peccato che, forse nel tentativo di mettere un  po' di pepe sulla pietanza, Fubini faccia un po' di confusione. Infatti, non si tratta di una fuga di notizie dall’ufficio di Mueller. Si tratta del lavoro di due ricercatori che hanno scaricato - con un programma commerciale - i tweet degli account dell’IRA che erano in una lista pubblica come dice a chiare lettere FiveThirtyEight che ha dato la notizia e che ha messo a disposizione i tre milioni  di tweet  su GitHub. 

Questo è l'articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera online

Questo è l'articolo di FiveThirtyEight (se ne consiglia la lettura)

Questa è la repository di GitHub (se volete perdere del tempo, ma 3 milioni di tweet si affrontano con strumenti software e non con le citazioni di nomi illustri)

Questa è la bozza dell'articolo di  Darren L. Linvill e Patrick L. Warren (che forse vale la pena di leggere)

Corriere della Sera, FiveThirtyEight, Github, Darren L. Linvill e Patrick L. Warren


Michael Isikoff a Yahoo News, ovvero il giornalismo di carta è morto

Michael Isikoff, uno dei più famosi giornalisti  investigativi americani, una delle colonne di Newsweek (quando il settimanale era ancora vivo) e ora alla NBC, è stato assunto da Yahoo News.

L'ennesimo grande nome che passa al giornalismo digitale (e nemmeno in una start up, ma grazie a un gigante con tanti acciacchi come Yahoo) direte voi. Vero. Però c'è il fatto che Isikoff era il giornalista che aveva in mano uno dei più grandi scoop del secolo scorso - la storia di Monica Lewinsky e Bill Clinton - e se la fece scippare da Matt Drudge - il compilatore unico di Drudge Report - perché l'editorial board di Newsweek non era convinto della storia (e mancavano ancora conferme da fonti indipendenti). Drudge chiaramente non aveva un editorial board e delle fonti indipendenti se ne fregava. Così Newsweek dovette pubblicare la storia di Isikoff dopo Drudge. E sul sito del Washington Post (che allora possedeva il settimanale) perché non aveva una propria pagina internet. Per dire quanto tempo è passato. 

E ora Isikoff, all'alba dei 62 anni (in Italia a quest'età si è da anni prepensionati a prescindere dalla capacità professionale), va a Yahoo News che ormai è considerato tipo la Florida dei giornalisti con una buona visibilità e una grande carriera dietro le spalle. Un cerchio che si chiude. Intanto la storia va avanti. Da qualche altra parte, probabilmente.

New York Times, paferrobyday


Lotta di classe alla fermata del bus

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A San Francisco continuano le proteste contro i bus di lusso che portano al lavoro i dipendenti delle aziende hi-tech che hanno la loro sede nei dintorni (Google, Apple, Yahoo e eBay, per dire). 

The buses, which illegally use city stops, have become an unlikely rallying point. First, people were priced out of their homes, activists say; now they are being pushed off the streets. Demonstrators regularly block the shuttles. Last week, a group of activists stalked a Google engineer at his East Bay house, urging the masses to “Fight evil. Join the revolution.” 

Insomma l'ambiente sta diventando abbastanza ostile, non solo per la gentrification che costringe chi non ha un reddito altissimo a lasciare alcuni quartieri della città per il costo delle abitazioni e degli affitti. Così una specie di leggenda tra i venture capitalist della west coast, Tom Perkins, fondatore Kleiner Perkins Caufield & Byers, ha preso carta e penna e ha scritto al Wall Street Journal (non deve aver fatto molta fatica a essere pubblicato: era, fino a poco tempo fa, nel board News Corp)  che a San Francisco si sta preparando una sorta di Kristallnacht  progressista contro i ricchi. Naturalmente è stato subissato dai fischi - anche per il parallelo implicito ricchi uguale ebrei - e ha cercato di spiegarsi dicendo che l'ambiente ostile contro lo stile di vita delle persone facoltose è l'inizio della lotta di classe. Nel farlo però ha fatto la smargiassata di dire che con il valore del suo orologio - un Richard Mille - si può comprare un pacco da sei di Rolex. E le critiche sono diventate una valanga. Perkins s'è giustificato dicendo che il Mille glielo aveva regalato la ditta da cui aveva comperato il suo mega-yacht, il Maltese Falcon. Così è saltato fuori che, proprio a causa di un incidente con uno yacht, Perkins era stato condannato  in Francia per omicidio involontario.  Ora aspettiamo la prossima puntata della telenovela.

New York Times, Wall Street Journal, Business Week, Gawker (l'immagine di @darth è tratta da The Atlantic)


L'ambasciatore di Obama e il presidente norvegese

 

Lo spoil system permette alle amministrazioni USA di nominare ambasciatori persone che non hanno fatto carriera nei ranghi della diplomazia. A volte è un bene. Spesso è un male perché il nominato ha poche idee e confuse del Paese dove andrà a rappresentare gli Stati Uniti.  Per esempio, George Tsunis, nominato da Barak Obama ambasciatore in Norvegia, non sa che il paese è una monarchia, sia pure costituzionale. E le monarchie non hanno presidenti. Poi ha le idee parecchio confuse sul Partito del Progresso, visto che, a ragione, lo considera un partito composto da mattocchi (fringe elements) razzisti, ma dimentica che ora è al governo con i conservatori.

 Tsunis described Norway as having a president (“apparently under the impression that the country is a republic rather than a constitutional monarchy,” as the Local Norway's News notes dryly). And he characterized the anti-immigration Progress Party as being among “fringe elements” who “spew their hatred” and have been denounced by the government. That prompted McCain’s disbelieving answer: “The government has denounced them? The coalition government — they're part of the coalition of the government.” McCain, already flummoxed by the apparent inability of Obama’s choice to be ambassador to Hungary to list strategic U.S. interests there, closed his questioning with a bit of sarcasm: “I have no more questions for this incredibly highly qualified group of nominees.”

Però Tsunis ha dato circa un milione di dollari a Obama, senza contare i soldi dati ai democratici. A proposito: prima di dare soldi a Obama, Tnunis era un grande contributore di McCain. E forse questo spiega il dente avvelenato del senatore dell'Arizona. 

Yahoo News!


Monetizzare la base dati (versione AT&T e CIA)

La AT&T vende - per un forfait  di circa 10 milioni di euro all'anno -  alla CIA i dati delle telefonate che passano per i suoi cavi. Tutto più semplice di una lunga richiesta di esibizione di atti attraverso un tribunale segreto. Questo l'attacco del pezzo del NYT di oggi

The C.I.A. is paying AT&T more than $10 million a year to assist with overseas counterterrorism investigations by exploiting the company’s vast database of phone records, which includes Americans’ international calls, according to government officials. The cooperation is conducted under a voluntary contract, not under subpoenas or court orders compelling the company to participate, according to the officials. The C.I.A. supplies phone numbers of overseas terrorism suspects, and AT&T searches its database and provides records of calls that may help identify foreign associates, the officials said. The company has a huge archive of data on phone calls, both foreign and domestic, that were handled by its network equipment, not just those of its own customers.

 

Comunque è un passo in avanti: negli anni '70 la ITT con la CIA organizzava colpi di stato in Cile.

New York Times


Memo per Minniti

Il direttore della NSA, generale Keith B. Alexander, ha  negato che aver fatto pesca a strascico di telefonate all'estero. Però non ha negato di aver utilizzato i metadati. E ha detto che i dati raccolti in Francia, Spagna e Italia sono stati almeno in parte forniti dai servizi di quei paesi.

General Alexander said news media reports that the N.S.A. had vacuumed up tens of millions of telephone calls in France, Italy and Spain were “completely false.” That data, he said, is at least partly collected by the intelligence services of those countries and provided to the N.S.A.

Magari una domandina ai nostri servizi su questo ultimo aspetto l'onorevole Minniti potrebbe farla. Non mi arrischio a fare la stessa domanda al presidente del Copasir, onorevole Giacomo Stucchi,  perché non parlo il bergamasco.

New York Times

 


La Farnesina dei carini

La vicenda «è molto spinosa», «aspettiamo risposte» ma «siamo fiduciosi»: «tra Stati Uniti, Italia, Europa c'è spirito di collaborazione e amicizia. Certo spiarsi tra alleati non è carino: ma basta leggere qualsiasi spy story per capire che se ne sono sempre viste di tutti i colori».

Dichiarazioni del ministro degli Esteri Emma Bonino al Corriere della Sera in merito alla notizia dello spionaggio degli Usa in Europa. Sulla richiesta di asilo di Edward Snowden, per ora, silenzio tombale. Ma, non trattandosi di un montagnard, è abbastanza normale. 

Ansa


Tinker Tailor Soldier Snowden

«Se  (Snowden, ndr) vuole stare qui (cioè in Russia, ndr), c'è una sola condizione: deve cessare il suo lavoro volto a danneggiare i nostri partner Usa, non importa quanto strano suoni questo detto da me».

Parole pronunciate da  Vladimir Putin ieri. L'ennesima conferma che - a un certo livello d'astrazione - non c'è differenza tra Smiley e Karla. Anzi forse sono la stessa persona. 

Ansa