Politica Italiana

Federico Fubini, FiveThirtyEight e la trollfarm russa

Questa sera Federico Fubini ha pubblicato un interessante articolo sulle implicazioni italiane delle azioni di disinformazione dell'IRA, che non è l'Irish Republican Army, ma la famigerata trollfarm russa, Internet Research Agency. L'IRA è probabilmente è stata coinvolta nel tentativo - non si sa quanto produttivo - di condizionare il voto USA alle presidenziale del 2016. Per questo è in corso un'indagine, vista come fumo negli occhi da Donald Trump,  dello special prosecutor Robert Mueller.  Peccato che, forse nel tentativo di mettere un  po' di pepe sulla pietanza, Fubini faccia un po' di confusione. Infatti, non si tratta di una fuga di notizie dall’ufficio di Mueller. Si tratta del lavoro di due ricercatori che hanno scaricato - con un programma commerciale - i tweet degli account dell’IRA che erano in una lista pubblica come dice a chiare lettere FiveThirtyEight che ha dato la notizia e che ha messo a disposizione i tre milioni  di tweet  su GitHub. 

Questo è l'articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera online

Questo è l'articolo di FiveThirtyEight (se ne consiglia la lettura)

Questa è la repository di GitHub (se volete perdere del tempo, ma 3 milioni di tweet si affrontano con strumenti software e non con le citazioni di nomi illustri)

Questa è la bozza dell'articolo di  Darren L. Linvill e Patrick L. Warren (che forse vale la pena di leggere)

Corriere della Sera, FiveThirtyEight, Github, Darren L. Linvill e Patrick L. Warren


Le straordinarie scoperte di Antonello Soro

Ci siamo accorti che i colossi di Internet si sono spinti già oltre ai cookies, ora siamo ai fingerprint. Noi navighiamo e loro sanno con quali software, con quale pc, con schermi di quale dimensioni".

Una strabiliante scoperta rivelata da Antonello Soro a Aldo Fontanarosa su Repubblica di oggi. Strabiliante davvero. E, anche, in una micro citazione la prova provata - insomma, il fingerprint, la mano nella marmellata -  di quello che succede quando si nomina Garante della Privacy un dermatologo.

Repubblica, paferrobyday


Google, YouTube e il ministro Franceschini

Oggi su Repubblica abbiamo l'ennesima intervista al ministro della Cultura Dario Franceschini, questa volta nella veste di paladino dei diritti degli editori italiani minacciati dal terribile monopolio di Amazon che in Italia, sui libri, non c'è, ma sono dettagli.  

Ma visto che Franceschini è un uomo di molte letture - e qualche scrittura - e  si sente investito dalla missione che gli deriva dall'essere a capo di un ministero "più importante di quello dell'Economia" (parole sue), l'intervista a Stefania Parmeggiani spazia anche oltre Amazon e arriva a toccare anche gli altri giganti del web. Con risultati decisamente comici, come per esempio quando parla del 

caso dei produttori musicali indipendenti che hanno problemi con YouTube da quando il portale è controllato da Google: nei contratti propone condizioni economiche difficile da sostenere.

Peccato che YouTube sia da sempre controllato da Google, visto che la start-up di Chad Hurley, Steve Chen e  Jawed Karim - fondata nel febbraio 2005 - è stata acquisita dalla società di Mountain View nel novembre del 2006, ben prima che i "produttori musicali indipendenti" si accorgessere dell'esistenza della cosa.  Quindi è probabile che Franceschini parli di una variazione dei termini del contratto che non c'entra nulla con l'acquisizione di YouTube da parte di Google. Ma vuoi mettere il figurone che fai a stanare la multinazionale cattiva?

D'altronde in Italia va così e le leggi quindi le fanno la Siae, gli editori, Federalberghi e la Coldiretti. Però poi si fanno spettacolari convegni sull'innovazione. Per sfoderare il proprio ottimo inglese, immagino. 

Repubblica


La svolta cattivista di Veltroni

Ieri  Walter Veltroni - con una punta di rammarico - ha,  in pratica, considerato  il proprio presunto buonismo come una mancanza caratteriale. Ne ho parlato in un post sul mio blog sulla Gazzetta di Parma.

Oggi ci sono nuovi segnali della svolta cattivista di Walter. Intervistato da Silvia Fumarola su Repubblica, l'ex segretario del Pd a vocazione maggioritaria racconta che sta lavorando a un nuovo film-inchiesta, dopo quello su Berlinguer, dal titolo I bambini sanno. Fin qui tutto normale: abitualmente Veltroni - ora che si è auto-pensionato dalla politica attiva -  scrive libri o lavora a film-inchiesta di solito su bambini o su altre cose piccole, dolorose ma piene di speranza. La cosa notevole è che Veltroni ora spiega che i bambini 

sanno essere saggi, spietati, lucidi [...] hanno sempre un'idea sulle cose, basta saperli ascoltare.

In pratica una descrizione non edulcorata dell'infanzia. Uno sprazzo del nuovo Veltroni-Hyde.  Poi, naturalmente, l'ex segretario rimette il pilota automatico e ritorna il Veltroni-Jekyll, il classico Veltroni dei buoni sentimenti, il Veltroni delle lettere piene di saggezza scritte dai bambini, l'allarmante Veltroni che confessa la sua voglia di rimettersi a fare politica. Ma a noi veltronologhi è bastato l'attimo del Veltroni-Hyde per capire che qualcosa sta cambiando.

Ora lo aspettiamo al al varco, sperando che il suo prossimo inevitabile  libro sia un manuale su come torturare le lucertole. Così, tanto per consolidare la svolta cattivista. 

Repubblica, Gazzetta di Parma, paferrobyday


L'eroico Scilipoti antigolpista

Ora che ci sono le prove provate del golpe ordito in ambienti internazionali, sono orgoglioso di essere stato in prima linea tra gli antigolpisti.

Dichiarazione del pittoresco senatore di Forza Italia, Domenico Scilipoti. Qualche tempo prima di diventare antigolpista Scilipoti era un pittoresco senatore dell'Italia dei Valori.  E con questo si attua il passaggio da dramma a farsa.

Ansa


"Quattro malviventi"

E' così che ieri sera a "Porta a porta" il ministro alle Politiche agricole (con delega all'Expo) e già segretario del Pd in Lombradia, Maurizio Martina, ha definito Frigerio, Greganti, Grillo e Piras, cioè le quattro persone in carcere per l'inchiesta sugli appalti dell'Expo. Stessa linea seguita da Roberto Maroni , che della Regione è presidente, Diana Bracco, presidente di Expo 2015,  e Paolo Romani, un po' il capo di FI in Lombardia. Un raro esempio di unanimità bipartisan.

Eppure quello spettacolino a base di "millantatori", "malviventi" e "politici che ormai non contano più nulla" era ancora meno credibile del dramma a tinte forti messo in scena da Beppe Grillo sempre ieri. O del severo codice etico pubblicato sul sito internet dell'impresa di Maltauro, quello che distribuiva le mazzette.

Purtroppo per Martina - a proposito la delega all'Expo gli è arrivata perché ministro dell'Agricoltura o è ministro dell'Agricoltura perché,  in quando Pd lombardo, doveva avere la delega all'Expo? - il suo "quattro malviventi" ricorda un po' troppo il "mariuolo" usato da Bettino Craxi per definire Mario Chiesa. Son passati 22 anni e la musica non è cambiata. E -  dando un'occhiata alle persone indagate e ai verbali della magistratura, comprese le visite ad Arcore e le trasferte al Senato - neanche i suonatori.

paferrobyday, Gruppo Maltauro


Il tenero Claudio e le dame (finte) bionde

Non ci siamo ancora ripresi dalle intercettazioni pubblicate ieri sul Corriere della Sera - dove lady Matacena racconta divertita a un amico di aver fatto  tornare un aereo privato all'aeroporto fingendo una crisi isterica per malattia figlio,  lasciando Scajola solo ad affrontare un appuntamento con i libanesi ("una cosa fissata da 25 giorni", dice sconsolato e solo l'ex ministro) - che oggi ci viene rivelata l'esistenza di una nuova dama (finta) bionda.  Questa volta il tenero Claudio ci guadagna un'ultima cena  prima dell'arresto in camera - "scaloppine al limone", almeno non sono broccoli - e poi tutti a dormire (in camere separate).  Vien da credere che in realtà Scajola sia un personaggio di un film dei Vanzina (un misto tra "Vacanze a Montecarlo" e "Quando il marito è latitante a Dubai"). E che davvero il famoso appartamento vista Colosseo sia stato comperato "a sua insaputa". Magari da una  dama (finta) bionda.

Corriere della Sera, Dagospia


"Il pallone è mio"

 Il pallone è nostro e ce lo riprenderemo. Allo stadio devono tornare con serenità le famiglie ed i facinorosi devono stare fuori. Le società separino le mele marce dai tifosi veri. 

Angelino Alfano, ministro dell'Interno, nel corso del programma "La telefonata di Belpietro" su Canale 5. In effetti la faccia del bambino ricco che se ne va con il pallone un po' Alfano ce l'ha.

Ansa


Tutta colpa del malessere sociale

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Spesso il malessere sociale trova queste occasioni per esplodere in una violenza senza senso, che non possiamo accettare.

Dichiarazioni del presidente del Senato Pietro Grasso ieri allo stadio Olimpico. E per fortuna Grasso non ha ricordato la mancanza di amore materno durante l'infanzia o l'effetto debilitante della pertosse.

Ansa