Politica e Economia

Comunque il Cav. ama il suo mestiere

Bisogna riconoscerlo: Berlusconi ama il suo lavoro.  Qualunque altro mestierante della politica avrebbe preso sottogamba una riunione parlamentare organizzata solo per evitare un'udienza del processo Ruby - e infatti la corte di Milano ha accettato la sua richiesta di legittimo impedimento, cassando però quella dei suoi avvocati-parlamentari Ghedini e Longo -, ma lui invece no. Ci si è messo di impegno e ha partorito l'«idea pazza»: 

 «Vi dico l’idea pazza: cominciamo a stampare euro noi con la nostra Zecca...». 

E così con una  sparata che è decisamente «oltre» anche per i suoi standard  - siamo a livello della «Fiat-Ferrari» messa in campo ai tempi per risolvere la crisi del Lingotto - ha dato modo anche a noi, poveri  pennivendoli,  di fare un titolo senza fatica. E' un teatrino, ma quando il capocomico è in palla, almeno si fa poca fatica.

Ansa, paferrobyday


Grillonomics

Secondo Grillo, con l’uscita dall’euro l’Italia potrà «svalutare la cara vecchia lira del 40-50%, e anche se ciò non risolverà tutti i problemi economici del Paese, renderà le nostre esportazioni più competitive».

Intervista di Beppe Grillo a Bloomberg.  Andreotti non avrebbe potuto essere più chiaro.

Ansa


La vendetta degli ex

In poche ore  la reputazione di aziende del calibro di Goldman Sachs, Google e Yahoo è stata messa a rischio delle rivelazioni e dalle accuse di alcuni ex impiegati. Ma andiamo con ordine e partiamo da James Whittaker che ha da poco lasciato Google con qualche risentimento:

The Google I was passionate about was a technology company that empowered its employees to innovate. The Google I left was an advertising company with a single corporate-mandated focus. 

Poi c'è  Andy Baio che - in un articolo su Wired - ricostruisce come Yahoo ha messo in piedi l'arsenale nucleare di brevetti che ora sta usando in modo - secondo molti analisti e anche secondo Baio - molto discutibile contro la concorrenza:

I'm embarrassed by the patents I filed, but I've learned from my mistake. I'll never file a software patent again, and I urge you to do the same. For years, Yahoo was mostly harmless. Management foibles and executive shuffles only hurt shareholders and employee morale. But in the last few years, the company's incompetence has begun to hurt the rest of us. First, with the wholesale destruction of internet history, and now by attacking younger, smarter companies. Yahoo tried and failed, over and over again, to build a social network that people would love and use. Unable to innovate, Yahoo is falling back to the last resort of a desperate, dying company: litigation as a business model.

E arriviamo al congedo più velenoso, quello di Greg Smith che usa il New York Times per dire peste e corna di Goldman Sachs, la banca d'affari in cui ha lavorato in posizioni di vertice fino all'altro ieri:

I attend derivatives sales meetings where not one single minute is spent asking questions about how we can help clients. It’s purely about how we can make the most possible money off of them. If you were an alien from Mars and sat in on one of these meetings, you would believe that a client’s success or progress was not part of the thought process at all.

Naturalmente Goldman ha risposto, ma ormai il danno è stato fatto.

La morale qual è? Che il risentimento è un buon strumento per fare luce sulle pratiche delle grandi società. Ma forse - per  eliminare almeno un po' la puzza  d'ipocrisia - il risentimento dovrebbe essere accompagnato da qualche sorta di mea culpa (e solo Baio dimostra di averne). Come dice Felix Salmon.

kottke.org, JW on Tech, Wired, New York Times, Financial Times, Reuters


E dopo Einaudi cosa? La spigolatrice di Sapri?

La cosa divertente della lunga lettera scritta a Reset da Giorgio Napolitano è il suo  aggrapparsi a modelli che erano già vecchi nel secolo breve. Ritrovarsi nella lezione liberale di Luigi Einaudi - considerando l'epoca dei partiti di massa e del suffragio universale  una breve parentesi storica - fa abbastanza impressione. 

Seguendo la teoria economica delineata dal presidente, poi, anche la timida politica industriale delineata da Romano Prodi sembra un esempio da manuale di pericoloso comunismo.

Sembra quasi che, con l'avanzare degli anni, Napolitano sia rimasto in quota Amendola, passando però da Giorgio a Giovanni. E tutto in nome del riformismo. Ora mi aspetto un'apologia della noblesse de robe per il discorso di fine anno, in modo da superare anche quell'inganno chiamato democrazia.

Reset, paferrobyday

ps. Una cosa di Einaudi manca, però, a Napolitano. La concisione stilistica. La lettera dell'attuale presidente equivale più o meno all'intera produzione  intellettuale del vecchio presidente. E, naturalmente, Napolitano non possiede una tenuta nelle terre del Barolo per contemplare i fatti del mondo. Ma, non essendo più marxista, è probabile che pensi che non ce ne sia bisogno per avere una visione liberale del mondo.


Una modesta proposta

Rilancio la domanda fatta domenica  sul Corriere della Sera da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi che mi pare non abbia avuto risposta (a parte la scomparsa dell'aumento dell'Irpef, compensata però con altri balzelli). 

Per ridurre il deficit, invece di alzare le aliquote, perché non tagliare un po' di sussidi alle imprese? La Tabella A1 della Relazione trimestrale di cassa al 30.6.2010 riporta 15,5 miliardi di trasferimenti a imprese pubbliche e private, cioè oltre 30 miliardi di euro l'anno. Sono tutti davvero necessari? Quanti premiano imprenditori più abili a muoversi nei corridoi dei ministeri che ad innovare?

Corriere della Sera

 

 

 


Lacrime nella pioggia

Wolfgang Münchau sul Financial Times spiega perché i sacrifici italiani rischiano di essere addirittura controproducenti se non si prendono le decisioni giuste in Europa. E ora come ora questo non sembra il caso.

With five days to go, the world is waiting for a big political signal. What I fear is a fudge, consisting of a multi-annual fiscal retrenchment, no eurobond, at most a temporary debt redemption instrument. The ECB will provide liquidity measures to stabilise the financial sector, and it will also provide a backstop for the bond markets. But I find it hard to see how Mr Draghi can agree an unlimited guarantee in the absence of a political union and a eurobond. A strengthened stability pact is not a fiscal union. The way the negotiations are going now, I can see a compromise, but no solution.

Financial Times

 

 


Una promessa è (purtroppo) una promessa

Molti si chiedono il perché di quello che sta succedendo ai titoli di stato italiani oggi. Il problema è che i mercati sanno che non abbiamo tutto il tempo che Berlusconi - che non si è dimesso, ma ha promesso di dimettersi dopo aver fatto una cosa praticamente impossibile senza avere una maggioranza parlamentare - pretende per farsi da parte.

In più - come ho scritto qui -  nessuno si fida "delle prospettive di un paese il cui leader non riesce neppure a far passare il rendiconto dello stato - senza l'astensione dell'opposizione - e spera di riuscire a far digerire a un parlamento che non controlla più misure durissime per tutti gli elettori. Secondo me - e immagino qualunque persona con un minimo di razionalità - B. sta avvelenando i pozzi e distruggendo i ponti. Il mercato si regola di conseguenza."  Che la situazione sia gravissima, ma non tragica - come argomenta Aldo Lanfranconi  su Noise From Amerika - è secondario rispetto alla dinamica delle aspettative su cui ragionano i trader.

Una soluzione? Purtroppo non la vedo perché come dice Carlo - sempre nello stesso thread su Friendfeed - "siamo incartati peggio di prima".

paferrobyday, noiseFromAmeriKa, Friendfeed