Per fatto personale

72 ore, 20 minuti (Neanderthal's version)

Neanderthal

Anch'io ho scritto un pezzetto per «72 ore, 20 minuti», il gioco messo in piedi da Gallizio. La traccia che ho ricevuto era questa:  

Le interviste impossibili (ricordi Manganelli?): un tuo esclusivo botta e risposta con un personaggio storico a tua scelta (Churchill? De Gaulle? Gheddafi? Tony Blair? Camillo Berneri? Walter Benjamin? Heidegger?) o anche a uno vivente (ma ambientata nel futuro). 

Naturalmente ne  è uscita una cosa totalmente idiota,  in linea con il sentire profondo dell'autore, cioè io, sui Neanderthaliani e  sull'estinzione come scelta di vita. La trovate qui.

galliziolab


Shit Happens (ovvero gli errori dei giornali)

Ieri il giornale dove lavoro - la Gazzetta di Parma - ha fatto  l'errore imperdonabile di confondere Sabina Guzzanti - truccata da Emma Marcegaglia - con la stessa presidente uscente della Confindustria. Un errore reso ancora più divertente - non in redazione ovviamente: qui di risate ce ne sono state poche - dal fatto che la proprietà del giornale è dell'Unione parmense degli industriali. Così la concorrenza - nel nostro caso l'edizione online di Repubblica Parma -  ha affondato il coltello: prima dando la notizia sul sito locale per poi riprenderla sul sito nazionale. Ieri sera la notizia del nostro errore era la settima dell'homepage nazionale di Repubblica (prima della notizia di Rotelli primo azionista del Corriere, per dire). E anche stamattina è ancora sull'homepage.

Eppure di errori imperdonabili se ne fanno parecchi sui giornali italiani. E non solo nella scelta delle foto. Prendiamo, per esempio, gli articoli di fondo della domenica che dovrebbero essere letti e riletti. Soprattutto quando la firma è prestigiosa come quella di Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica che ha il suo nome scritto sotto la testata di quello che è ancora considerato il suo giornale.  

Il 13 gennaio 1990 Scalfari è nel pieno della sua carriera da direttore e scrive il suo solito editoriale domenicale.  Si tratta di un testo abbastanza famoso: il direttore lo  ricorda spesso con orgoglio (quiqui), visto che è la prima articolessa nella quale prende le misure di Silvio Berlusconi, paragonandolo a Mackie Messer, il tagliagole protagonista dell'Opera da tre soldi di Bertold Brecht.

Eppure il fondo contiene un errore imperdonabile. Scalfari nella chiusura, infatti, ricorda come Mackie Messer alla fine venga giustiziato, confondendo Brecht con uno sceneggiatore hollywoodiano. Nel cinema americano, infatti,  il crimine non trionfa. Per legge. Ma Brecht non era un moralista e da buon marxista sapeva che le cose andavano diversamente. Così ha salvato il suo tagliagole con l'arrivo di un improbabile deus ex machina: un messo reale a cavallo che porta la grazie della regina per Mackie, il sigillo del suo ingresso nella buona società. Non un lieto fine. O almeno non un lieto fine di quelli che Scalfari - o Di Pietro -  potrebbero apprezzare.

Come dicono gli americani, "shit happens", soprattutto nei giornali che sono creature che durano un solo giorno. Di solito, però, anche qui arriva il messo reale a cavallo e nessuno ha voglia di processare un quotidiano - anche concorrente - per un errore.  A meno che non abbia un animo questurino.

Repubblica


«Com’era dolce la vita prima della Rivoluzione»

Giovanni Cocconi - che è nato a Parma,  è stato per anni mio compagno di banco alla Gazza e ora vive tra Roma e Firenze -  riflette sulla crisi che sta inghiottendo il sindaco "simpa"  e la sua giunta.

La Parma degli ultimi anni sembrava ubriaca di feste ed happy hour, di ore piccole e divertimento. Quattro anni fa votò come sindaco un ex formidabile pierre con il pallino dell’ambiente e della mobilità sostenibile. No, non è la Parmalat di Calisto Tanzi la metafora della Parma di questi anni, ma la parabola di Matteo Cambi, ex inventore del marchio Guru sprofondato nei debiti, nella cocaina, in un’immagine di sé lontana dalla realtà. Si dirà, ma la città resta ai primi posti di tutte le classifiche sulla ricchezza pro capite, la qualità della vita, l’ambiente. Vero, ma questo livello di benessere è stato pagato a caro prezzo e oggi Parma si ritrova a rischio bancarotta. Tanto che il commissario di fatto, l’amministratore della holding comunale Stt, Massimo Varazzani, dice apertamente di essere alle prese con «una missione più difficile di quanto pensassi».

Quer pasticciaccio brutto de via Farini, insomma.

Europa

 


La vera ragione per chiedere le dimissioni del sindaco di Parma

Posso pure transigere sulla storia delle mazzette sul verde pubblico e sul fatto che il Comune e le sue partecipate abbiano un rating creditizio simile a quello greco, ma, sinceramente,  iniziare la stagione degli spettacoli estivi con Kool & The Gang, ma pare un filino troppo anche per uno accomodante come me.

paferrobyday, Comune di Parma


Te sento e nun te sento

A me di quello che pensa Giuliano Ferrara del posto di Silvio Berlusconi nella storia patria non è che freghi in modo soverchio. Cioè, sono molto più interessato al fatto che si faccia disegnare i capelli tutti i giorni, ma non so come valutare la sua ossessione tricologica rispetto alla storia del pensiero occidentale. Forse sto guarendo.

paferrobyday