Dell'assurda serata dei Jethro Tull alla Milanesiana hanno già scritto in molti. Io - che ho un amico che quando Ian Anderson arriva in Italia, si prende le ferie per scarozzare lui e Martin Barre in giro per l'Italia - avevo qualche particolare in più. Per esempio l'incazzatura nel backstage di Elisabetta Sgarbi che ha chiuso la sua intemerata con la frase che dà il titolo al post e che in redazione è già diventato un tormentone. Come è andata con i giornali italiani lo sapete già (qui Filippo Facci). Ora la cosa affiora - senza molti particolari - anche sul New York Times con la testimonianza di David Leavitt in coda a un articolo che parla del fenomeno degli scrittori "scritturati" per eventi culturali (a volte, come alla Milanesiana, con risultati tragicomici).
Then there are the truly ego-destroying experiences. The novelist
David Leavitt recounted an event at an arts festival last month in
Milan where he and several other writers discovered they had been
booked to appear along with Jethro Tull. The paying audience came
expecting to hear the rock band, not the writers — and made their
opinions clear. “Opening for Jethro Tull made me realize how ersatz the whole
enterprise can be,” Leavitt said. “After all, there’s nothing like a
genuine performer ... to make you feel your own inadequacy.”
E così si chiude anche il capitolo sui giornali del mondo.
Il Giornale, New York Times via l'articolo di Stafano Salis sul Sole 24Ore di oggi