Film

Importanza


Non pensi di aver dato troppa importanza al cinema?

E' come rimproverare Casanova di aver dato troppa importanza alle donne.

Enrico Ghezzi intervistato da Antonio Gnoli su Robinson (supplemento culturale de la Repubblica) di oggi

 


Alberto Sordi e il suo doppio

1960eb7551d116ac7294c26c8bb0468f_w240_h_mw_mh_cs_cx_cy

Cominciamo con gli aneddoti che Tatti Sanguineti ha messo in ordine alfabetico nel secondo capitolo del suo bellissimo libro su Rodolfo Sonego («Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema», Adelphi, 26 euro). Facciamo una cosa semplice:  cominciamo dall’inizio – lasciando stare per ora Andreotti (ne parleremo poi) – con Laura Antonelli, recentemente scomparsa. Sonego – l’altra metà di Alberto Sordi, il suo sceneggiatore di fiducia, il suo doppio, il «cervello» del grande attore per usare la metafora di Sanguineti – la conosce giovanissima, a 17 anni, e la prima cosa che lei gli dice è «no me piase. No me interesa». Sonego e i suoi amici si sforzano di farle fare i provini, ma i «no me piase» si moltiplicano. Alla fine – lei è di una bellezza che toglie il fiato – la carriera decolla e dopo «Moglieamante» la cercano gli americani – Sam Cohen, una leggenda detto «Mr Five Calls» per il numero massimo di telefonata con cui risolveva qualunque problema – per un contratto a Hollywood. Ma la risposta della Antonelli è sempre la stessa «No me interesa». Sonego cerca di farla ragionare, ma non c’è nulla da fare. La ritrova nel pieno della bufera Belmondo – il rapporto con il popolare attore francese è a base di sesso, sregolatezza e botte – e anche stavolta cerca di aiutarla. Ma lei, piena di lividi, lo ferma con una straziante confessione, detta con tutta la leggerezza possibile: «Senti Rodolfo, tu devi tener conto che io sono pazza».  Se non basta questo c’è l’incontro con Silvio Berlusconi che lo paga per una consulenza che non si tradurrà mai in pratica, ma che verrà regolarmente pagata. Con il Cavaliere Sonego prova una «sensazione di fastidio agli occhi come quando hai davanti un vetro doppio o vedi un immagine sfalsata». Lo stesso gli era accaduto con Alighiero Noschese, il re degli imitatori dell’era del monopolio Rai: «Pensai che non avrei saputo disegnarlo […] era senza faccia, o meglio era una faccia che diventava troppo facilmente un’altra faccia». Il Cav, poi, gli sembra rifatto come una vecchia signora: «Ma lui era giovane, era un uomo di forse neanche 50 anni». Insomma lo avrete capito: ogni aneddoto è una piccola sceneggiatura. E ci sono tutti  da Dino de Laurentis a Michelangelo Antonioni (considerato un fotografo); da Brigitte Bardot a Luchino Visconti (visto come uno scenografo). E poi naturalmente Alberto Sordi. Con lui le metafore animali si sprecano («E’ un’entità biologica purissima. E’ un animale selvaggio, un animale del bosco che ci vede anche di notte: una civetta, un falco oppure un cobra»). In sintesi è l’attore che ha l’umiltà di mettersi al servizio del personaggio, ma che, alla fine lo svuota, lo distrugge, ne succhia il midollo e lo abita, rendendolo inevitabilmente «sordiano». Forse è proprio questo aspetto violentemente magico, eppure razionale (Albertone non lascia nulla al caso, con una buona sceneggiatura non improvvisa)  che spiega il sodalizio tra Sordi – attore che «non ha limiti», ma che non legge, non scrive («manco una cartolina») e ha grettezze e avarizie ormai leggendarie  - e Sonego, ex capo partigiano, ottimo pittore, grande sceneggiatore  che vive nella sua ombra (nascosto «sotto il tavolino», secondo la bellissima immagine di Furio Scarpelli). E che dire di Andreotti, il censore odiato da tutti i cineasti di sinistra italiani? Secondo Sonego alla fine è proprio lui – e anche qui il ritratto è magistrale con un Andreotti che lascia di stucco i dirigenti dell’Istituto dermatologico dell’Immacolata per parlare con lo sceneggiatore  solo di Catherine Spaak – ad aver fatto diventare grande il cinema italiano: «Alla fine ha ucciso 5 film, ma ne ha fatto fare 5.000».  Resta da dire della grande capacità di Tatti Sanguineti di costruire il libro stando anche lui, nonostante usi sempre la prima persona, «sotto il tavolino», facendo parlare Sonego, andando a prendere le sue parole in interviste e libri scritti da altri, andando a caccia dei film a cui Sonego ha preso parte, a volte solo firmando il soggetto o facendo consulenze, con un'acribia che è qualcosa più che filologia, ma è ossessione cinefila e alla fine un atto d’amore per un grande appartato che ha fatto grande il cinema italiano. E’ probabile che Sanguineti abbia una scheda anche per i film che Sonego ha solo sognato. E allora la dedica del libro a Claudio G. Fava (condivisa con il grande sceneggiatore Luciano Vincenzoni, quello della «trilogia del dollaro» di Sergio Leone, per capirsi) nume tutelare dei cinefili liguri e di quelli che hanno cominciato ad amare il cinema grazie alle sue rassegne sui canali della Rai, è l’ennesimo atto d’amore per quell’ossessione che si chiama cinema.

Gazzetta di Parma del 9 agosto 2015


Le parole sono importanti

«La Sacher Torte non è il mio dolce preferito, amo più di tutti il profiterole. Il fatto che la mia società si chiami Sacher Film è un puro caso, mi piaceva il suono della parola, l’alternativa era Water Polo, ovvero pallanuoto in inglese, essendo stato un giocatore professionista di pallanuoto, ma non mi piaceva».

Intervista di Nanni Moretti a Radio Centro Suono.

Ansa

 


Piazza Giordana

[...] la storia di Piazza Fontana, che da noi ha formato e reso consapevoli almeno tre generazioni (il nonno d’estrazione comunista, il padre cresciuto nella sinistra extraparlamentare, io e la mia ingenuità liceale che manifestavamo negli opachi maggi del duemila), non può essere ridotta a una pagina di Wikipedia recitata da romani di passaggio.

Mattia Carzaniga su Romanzo di una strage.

Only Connect

 


Ma chi interpreterà Julian Assange?

Ci sono almento cinque progetti cinematografici sulla storia di WikiLeaks. Alcuni segretissimi. E per ora gli unici che stanno guadagnando qualcosa sono i giornalisti che hanno venduto i diritti dei libri da loro scritti su Julian Assange e sulla storia del sito a Hollywood.

Newspapers and journalists are cashing in on WikiLeaks’ war on secrecy as Hollywood studios scramble to buy the “life rights” to key characters involved in 2010’s publication of thousands of classified documents. At least five film versions of the WikiLeaks story are in development from groups including DreamWorks, HBO, the BBC and Universal Pictures. This has set off a fight for exclusive adaptation rights to the books and articles published about the saga.

Financial Times


Winklevii, ultimo atto

Tyler e Cameron Winklevoss non si rivolgeranno alla Corte Suprema per cercare di rovesciare sentenza che ha bloccato le loro ulteriori pretese su Facebook.

Apparently the twins and their lawyer finally realized that the continued appeal was going nowhere, and that the Supreme Court—which typically grants less than 1% of the petitions sent to it every year—were not going to waste their time dealing with the details of securities law that the twins kept harping on. The twins’ lawyer declined to comment to the NYT on their decision. In a statement, Facebook told paidContent: “We’ve considered this case closed for a long time, and we’re pleased to see the other party now agrees.”

paidContent

update: pare che sia il penultimo atto, visto che i Winklevii hanno fatto di nuovo causa a Facebook, questa volta nella corte distrettuale del Massachusetts (WSJ)


Sorkin dovrà fare un sequel?

Secondo il New York Times la causa intentata a Mark Zukerberg da parte di Paul Ceglia - un improbabile venditore di pellets - potrebbe avere qualche fondamento,  sempre che le email esibite dagli avvocati di Ceglia  - che ha dei precedenti per truffa - siano originali.

Mr. Ceglia’s own history did nothing to lend credibility to his improbable claim. In 1997, he pleaded guilty to possession of hallucinogenic mushrooms in Texas, and last year, he was arrested, charged with fraud and had his business shut down by Andrew Cuomo, then the New York State attorney general.  But the skepticism and scorn initially heaped on Mr. Ceglia’s claims turned to astonishment last week when he added some ammunition to his case. Mr. Ceglia filed an amended complaint in federal court in New York written by lawyers from DLA Piper, a law firm with offices around the world. It includes excerpts from e-mails purportedly exchanged between him and Mr. Zuckerberg and that, if authentic, could become a major headache for Facebook.

New York Times


I Would Prefer Not To

Ci sono sì che sono no e no che sono sì; ci sono commedie che sono tragedie e tragedie che sono commedie; c'è una saggezza che è folle e una follia che è saggia; ci sono menzogne che sono vere e verità che sono menzogne;  ci sono insensatezze piene di senso e sensatezze che hanno dentro il vuoto siderale; c'è una chiesa che è debole nella sua forza e forte nella sua debolezza. Poi c'è una pièce teatrale che è una via crucis e una via crucis che che una pièce teatrale. Alla fine vince chi perde e perde chi vince perché la redenzione arriva inaspettata come un ladro nella notte e come un ladro scompare lasciandoti vuoto. Perché, naturalmente, il vuoto è pieno. E il pieno è vuoto.

[«Habemus Papam»  è molto bello. Bello  nelle sue aritmie e nei suoi difetti che poi è il modo più bello di essere bello]

paferrobyday


Paparazzi paracadutisti

Barry Levine, ora executive editor del National Enquirer, ricorda i bei tempi del matrimonio tra Liz e Larry Fortensky quando lui lavorava allo Star.

We had Ms. Taylor to ourselves. At least, we did until her bizarre eighth wedding, in 1991, to a construction worker named Larry Fortensky. For those of us in celebrity land, this was the biggest event of all time. As Star’s boss in Los Angeles, I came up with an 80-page “battle plan” to infiltrate the ceremony, to be held at her close pal Michael Jackson’s ranch near Santa Ynez, Calif. Driving up there in the middle of the night from Beverly Hills, my team of a half-dozen reporters set up camp in a giant trailer in the wilderness on Jackson’s property before daylight. We even built a makeshift radio tower for our then brand-new “cellular phone.” But my best intentions and months of planning turned into a complete disaster. Tarantulas invaded our trailer, scaring us out of our wits. And then on the big day, my idea to get exclusive photos by sending up a reporter and a photographer in a giant hot-air balloon blew up big-time. The balloon snagged on trees upon liftoff, hurtling my reporter and photographer to the ground. Fortunately the heavy brush saved them. My main competition, The National Enquirer, ended up getting the big scoop — an interview outside the local police station with a photographer who had parachuted into the wedding (and was promptly arrested for trespassing). All I got was loud shouting from my editors back in New York over that newfangled phone.

New York Times


"A billion dollars is not cool"

John Gapper ha pranzato con Sean Parker per il Financial Times. La migliore intervista che ho letto quest'anno.

Parker and Sorkin clearly did not get on. “My interactions with Sorkin were agonisingly weird. He is by far the weirdest person I have ever met. I had dinner with him and a few hours before I got an e-mail from his assistant saying, ‘Sean, this does not need to be a long conversation. Aaron is only going to use it to win your trust.’ ” He laughs loudly. “I went, ‘What? What is this guy thinking?’  ”The dinner turned out to be “like the most phony, stilted conversation ... It was as if he had scripted our conversation and when I deviated from the script, he came back to it.” I am laughing too much to eat as Parker builds up to his story’s punchline. “He was also twitching through the entire meal. Like uncontrollably twitching. Shaking in fact ... I don’t think he won my trust.” [...] Since he disputes his portrayal in the film, I ask him about what drives him and how he defines his job. “Solving specific problems is what drives me. I am not interested in having a career. I never have been,” he says. “This in no way resembles a career. I think a career is something your father brings home in a briefcase every night, looking kind of tired.”
Financial Times