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agosto 2018

Il dramma di Genova e la dittatura dell'istante

Viviamo in un'epoca che non sopporta l'incertezza e pretende chiarezza assoluta. Sempre e ovunque. Il tutto in tempi rapidi. Anzi rapidissimi. Se possibile istantanei. Purtroppo però molte cose della vita e del mondo sono complicate. Complesse.

Il gran libro della natura - diceva Galileo nel «Saggiatore» - è scritto «in lingua matematica e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche» e «senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto». Per questo abbiamo bisogno di professionisti. Ma anche loro hanno bisogno di tempo per capire e raggiungere conclusioni che a volte sono solo probabili.

Questo per dire che non è semplice capire perché il viadotto Morandi sia crollato. E ci vorranno mesi per raggiungere una conclusione. Si spera univoca. Ieri, per esempio, qualcuno ha dato la colpa a un «carroponte», il cui peso avrebbe indebolito una struttura già ammalorata. Peccato, però che il «carroponte», dice la ditta, non fosse ancora stato installato. E comunque il suo peso - 7 tonnellate - è minore di quello di un Tir. Insomma, anche se il premier Conte ha detto che «non si possono attendere i tempi della giustizia», bisognerà aspettare qualche mese. Anche solo per avere un quadro delle cause del crollo. Ma è molto più semplice trovare un capro espiatorio. Un rito tribale, ma che pare adatto alla dittatura dell'istante di questi tempi iperconnessi.

Editoriale della Gazzetta di Parma del 21 agosto 2018


Erdogan e i limiti del sovranismo in economia

Agosto, si sa, è tradizionalmente il mese delle crisi valutarie. Ma la tempesta che sta investendo la Turchia non è una crisi di metà estate. Il Paese ha un debito estero netto pari al 35% del Pil e riserve valutarie per poco più di 100 miliardi di dollari, mentre nel 2019 andranno in scadenza debiti contratti dalle aziende per 70 miliardi di dollari. Il deficit delle partite correnti è pari a circa il 6% del Pil e in peggioramento, visto la debolezza della lira turca che ha perso più del 40% da inizio anno. La crescita dell’economia è buona, ma l’inflazione ha toccato il 15%.

La Turchia per arginare la tempesta dovrebbe alzare i tassi di interesse – e in qualche modo la banca centrale ha tentato di farlo, anche se in modo opaco – e chiedere un prestito al Fmi che di solito arriva, ma assieme a una serie di stringenti vincoli di finanza pubblica. Abbastanza per domare l’inflazione, fermare la svalutazione e mettere a posto i conti. Ma abbastanza anche per frenare la crescita. E questo Recep Tayyip Erdogan non può permetterselo. Meglio continuare con la svalutazione e l’inflazione, che impoveriscono i turchi, ma di cui si può dare la colpa alla speculazione estera. Solo che questa strada porta all’autarchia con, nel caso più grave, la fine del mercato libero dei capitali e la ridenominazione in lire turche dei depositi in valuta straniera dei propri cittadini. Insomma, un disastro economico. Ma che è più facile vendere all’opinione pubblica in tempi di nazionalismo esasperato.

Editoriale della Gazzetta di Parma del 14 agosto2018


Federico Fubini, FiveThirtyEight e la trollfarm russa

Questa sera Federico Fubini ha pubblicato un interessante articolo sulle implicazioni italiane delle azioni di disinformazione dell'IRA, che non è l'Irish Republican Army, ma la famigerata trollfarm russa, Internet Research Agency. L'IRA è probabilmente è stata coinvolta nel tentativo - non si sa quanto produttivo - di condizionare il voto USA alle presidenziale del 2016. Per questo è in corso un'indagine, vista come fumo negli occhi da Donald Trump,  dello special prosecutor Robert Mueller.  Peccato che, forse nel tentativo di mettere un  po' di pepe sulla pietanza, Fubini faccia un po' di confusione. Infatti, non si tratta di una fuga di notizie dall’ufficio di Mueller. Si tratta del lavoro di due ricercatori che hanno scaricato - con un programma commerciale - i tweet degli account dell’IRA che erano in una lista pubblica come dice a chiare lettere FiveThirtyEight che ha dato la notizia e che ha messo a disposizione i tre milioni  di tweet  su GitHub. 

Questo è l'articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera online

Questo è l'articolo di FiveThirtyEight (se ne consiglia la lettura)

Questa è la repository di GitHub (se volete perdere del tempo, ma 3 milioni di tweet si affrontano con strumenti software e non con le citazioni di nomi illustri)

Questa è la bozza dell'articolo di  Darren L. Linvill e Patrick L. Warren (che forse vale la pena di leggere)

Corriere della Sera, FiveThirtyEight, Github, Darren L. Linvill e Patrick L. Warren