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maggio 2014

Arbasino o dell'arte di rispondere a tono

 - Lei scrive che la Pseudo-Cultura (maiuscolo nell'originale, ndr) è «delegata a trattare coi giornalisti, coi tenutari di riviste letterarie». Ora io non commetterò l'errore di Antonioni arrabbiandomi. Anzi, guardi, con una vaga sprezzatura, sottoscrivo la sua affermazione. Mi ci riconosco in pieno.

- Perfetto.

L'intervista di Antonio D'Orrico a Alberto Arbasino pubblicata ieri su Sette è perfetta. Nonostante D'Orrico, naturalmente.

Sette


La svolta cattivista di Veltroni

Ieri  Walter Veltroni - con una punta di rammarico - ha,  in pratica, considerato  il proprio presunto buonismo come una mancanza caratteriale. Ne ho parlato in un post sul mio blog sulla Gazzetta di Parma.

Oggi ci sono nuovi segnali della svolta cattivista di Walter. Intervistato da Silvia Fumarola su Repubblica, l'ex segretario del Pd a vocazione maggioritaria racconta che sta lavorando a un nuovo film-inchiesta, dopo quello su Berlinguer, dal titolo I bambini sanno. Fin qui tutto normale: abitualmente Veltroni - ora che si è auto-pensionato dalla politica attiva -  scrive libri o lavora a film-inchiesta di solito su bambini o su altre cose piccole, dolorose ma piene di speranza. La cosa notevole è che Veltroni ora spiega che i bambini 

sanno essere saggi, spietati, lucidi [...] hanno sempre un'idea sulle cose, basta saperli ascoltare.

In pratica una descrizione non edulcorata dell'infanzia. Uno sprazzo del nuovo Veltroni-Hyde.  Poi, naturalmente, l'ex segretario rimette il pilota automatico e ritorna il Veltroni-Jekyll, il classico Veltroni dei buoni sentimenti, il Veltroni delle lettere piene di saggezza scritte dai bambini, l'allarmante Veltroni che confessa la sua voglia di rimettersi a fare politica. Ma a noi veltronologhi è bastato l'attimo del Veltroni-Hyde per capire che qualcosa sta cambiando.

Ora lo aspettiamo al al varco, sperando che il suo prossimo inevitabile  libro sia un manuale su come torturare le lucertole. Così, tanto per consolidare la svolta cattivista. 

Repubblica, Gazzetta di Parma, paferrobyday


Fine della net neutrality, atto secondo

Oggi la FCC - la  Federal Communications Commission - ha votato (tre commissari contro due, secondo linee politiche) una proposta che di fatto accoglie la possibilità che i provider facciano pagare (salato) le società del web per avere un servizio più efficiente. In realtà è solo l'inizio del processo: ora ci saranno quattro mesi per raccogliere i vari pareri  e poi si voterà ancora. Ma ormai la sorte della net neutrality è segnata. Anche se Tom Wheeler - il presidente della FCC che è l'estensore  della proposta ed è assolutamente a favore - cerca di rassicurare tutti. 

Wheeler's proposal is part of a larger "net neutrality" plan that forbids Internet service providers from outright blocking Web sites. And he promised a series of measures to ensure the new paid prioritization practices are done fairly and don't harm consumers. The agency said it had developed a "multifaceted dispute resolution process" on enforcement. But consumer advocates doubt the FCC can effectively enforce anti-competitive practices or ensure consumers aren't stuck with fewer choices or poorer service. They note that the FCC will only investigate complaints brought to them, and many small companies and consumers don't have resources to alert the agency.

Insomma quasi tutto è perduto. Pare.

Washington Post

 


Ciccio Pasticcio al New York Times ovvero il destino in una vocale

Quando ti chiami Arthur come tuo padre  solo che, a parte il Jr al posto del Sr, c'è anche un minimo cambio di vocale nel tuo soprannome che dice tutto - lui lo chiamavano Punch, tu sei chiamato Pinch - la tua strada è decisamente in salita anche se sei nato con in bocca un cucchiaio d'argento e  per diritto di nascita sei il proprietario del New York Times. E' dura essere Arthur Ochs Sulzberger Jr. Molto dura. Però a volte il figlio di Arthur Ochs Sulzberger Sr. ci mette del suo.

Solo pochi anni fa è riuscito a rendere drammaticissima la già drammatica vicenda delle dimissioni di Howell Raines - il grande direttore dei Pulitzer per l'Undici Settembre - scivolato sulla buccia di banana degli articoli plagiati di Jayson Blair (la storia, bellissima, è raccontanta benissimo da Seth Mnoonkin in Hard News). Ieri, però,  Pinch ha fatto il suo capolavoro: ha licenziato Jill Abramson, la prima direttrice donna del NYT. E lo ha fatto in modo drammatico. Di solito nelle stanze della Old Gray Lady non si licenzia un direttore. Ci si limita a ottenere le sue dimissioni e tutto finisce con un bel discorso del morituro - in questo caso della moritura - alla redazione. Ma ieri non è andata così. Il discorso lo ha fatto il fido maestro sostituto, cioè il numero due della  Abramson, Dean Baquet, che è stato nominato direttore. Per quanto ancora non si sa.

Così il povero Pinch si è trovato la redazione choccata e sono cominciati gli articoli non proprio benevoli sui motivi del licenziamento.  Ken Auletta  - uno dei giornalisti più importanti degli Stati Uniti nel campo dei media - sul New Yorker, per esempio suggerisce che la frattura tra Abramson e  i piani alti del giornale sia nata dal fatto che lei si era accorta di essere pagata molto meno del direttore precedente, Bill Keller, un decano, è vero, ma soprattutto un maschio.  Di qui le lamentere e l'accusa di essere troppo "pushy" e "emotiva". 

In più - è sempre Auletta che parla - c'erano problemi con il Ceo  Mark Thompson sulla storia del "native advertising",cioè sui pezzi scritti dallo staff del NYT, ma "sponsorizzati" dalle aziende. Ricostruzioni confermate anche da  David Folkenflik, il media reporter della NPR.  Altri contrasti - pare - siano nati per il tentativo di assunzione di un'altra donna da parte della Abramson: si tratta di Janine Gibson, la capa dell'edizione US del Guardian. Un tentativo non andato a buon fine. E un'altra stilla di comportamento sessista. Infine  la gestione della Abramson anche dal punto di vista del business è stata un successo.

Insomma un bel disastro d'immagine per Sulzberger Jr. Solo che a Sulzberger Jr. non c'è rimedio.  "E' il capitalismo, Bellezza! - direbbe Thomas Piketty - E tu non puoi farci niente. Proprio niente".

Wikipedia, New Yorker, Vox, Guardian, paferrobyday

 


L'eroico Scilipoti antigolpista

Ora che ci sono le prove provate del golpe ordito in ambienti internazionali, sono orgoglioso di essere stato in prima linea tra gli antigolpisti.

Dichiarazione del pittoresco senatore di Forza Italia, Domenico Scilipoti. Qualche tempo prima di diventare antigolpista Scilipoti era un pittoresco senatore dell'Italia dei Valori.  E con questo si attua il passaggio da dramma a farsa.

Ansa


"Quattro malviventi"

E' così che ieri sera a "Porta a porta" il ministro alle Politiche agricole (con delega all'Expo) e già segretario del Pd in Lombradia, Maurizio Martina, ha definito Frigerio, Greganti, Grillo e Piras, cioè le quattro persone in carcere per l'inchiesta sugli appalti dell'Expo. Stessa linea seguita da Roberto Maroni , che della Regione è presidente, Diana Bracco, presidente di Expo 2015,  e Paolo Romani, un po' il capo di FI in Lombardia. Un raro esempio di unanimità bipartisan.

Eppure quello spettacolino a base di "millantatori", "malviventi" e "politici che ormai non contano più nulla" era ancora meno credibile del dramma a tinte forti messo in scena da Beppe Grillo sempre ieri. O del severo codice etico pubblicato sul sito internet dell'impresa di Maltauro, quello che distribuiva le mazzette.

Purtroppo per Martina - a proposito la delega all'Expo gli è arrivata perché ministro dell'Agricoltura o è ministro dell'Agricoltura perché,  in quando Pd lombardo, doveva avere la delega all'Expo? - il suo "quattro malviventi" ricorda un po' troppo il "mariuolo" usato da Bettino Craxi per definire Mario Chiesa. Son passati 22 anni e la musica non è cambiata. E -  dando un'occhiata alle persone indagate e ai verbali della magistratura, comprese le visite ad Arcore e le trasferte al Senato - neanche i suonatori.

paferrobyday, Gruppo Maltauro


Il tenero Claudio e le dame (finte) bionde

Non ci siamo ancora ripresi dalle intercettazioni pubblicate ieri sul Corriere della Sera - dove lady Matacena racconta divertita a un amico di aver fatto  tornare un aereo privato all'aeroporto fingendo una crisi isterica per malattia figlio,  lasciando Scajola solo ad affrontare un appuntamento con i libanesi ("una cosa fissata da 25 giorni", dice sconsolato e solo l'ex ministro) - che oggi ci viene rivelata l'esistenza di una nuova dama (finta) bionda.  Questa volta il tenero Claudio ci guadagna un'ultima cena  prima dell'arresto in camera - "scaloppine al limone", almeno non sono broccoli - e poi tutti a dormire (in camere separate).  Vien da credere che in realtà Scajola sia un personaggio di un film dei Vanzina (un misto tra "Vacanze a Montecarlo" e "Quando il marito è latitante a Dubai"). E che davvero il famoso appartamento vista Colosseo sia stato comperato "a sua insaputa". Magari da una  dama (finta) bionda.

Corriere della Sera, Dagospia


I giornalisti sono pigri. Ma anche Greenwald non scherza

Oggi esce "No Place to Hide", il libro di Glenn Greenwald  sul caso Snowden. E arriva subito  - caso più unico che raro, manco fosse una serie tv - anche la traduzione italiana,  grazie alla Rizzoli. Nella recensione - decisamente positiva - che appare oggi sul NYT  Michiko Kakutani nota come lo stesso Greenwald, in un primo tempo, non avesse capito il valore dei documenti di Snowden e come la pigrizia del giornalista-attivista e la poca voglia di installare un programma di cifratura - PGP - abbia ritardato la divulgazione dei documenti sottratti da Snowden alla NSA.  D'altronde anch'io avrei qualche problema a considerare credibile l'e-mail di uno che si firma Cincinnato. Per fortuna poi ci ha pensato Laura Poitras.

In the course of this book, Mr. Greenwald describes how he received his first communication from Mr. Snowden on Dec. 1, 2012, though he had no idea who it was from. The email came from someone calling himself Cincinnatus and urged Mr. Greenwald to begin using PGP encryption so that Cincinnatus could communicate with him securely. Busy with other projects, Mr. Greenwald procrastinated about installing the encryption program, and Mr. Snowden was only able to make contact with him months later, through Ms. Poitras.  According to Mr. Greenwald, Mr. Snowden would later describe his frustration: “Here am I ready to risk my liberty, perhaps even my life, to hand this guy thousands of Top Secret documents from the nation’s most secretive agency — a leak that will produce dozens if not hundreds of huge journalistic scoops. And he can’t even be bothered to install an encryption program.”

New York Times, Amazon, IBS


"Il pallone è mio"

 Il pallone è nostro e ce lo riprenderemo. Allo stadio devono tornare con serenità le famiglie ed i facinorosi devono stare fuori. Le società separino le mele marce dai tifosi veri. 

Angelino Alfano, ministro dell'Interno, nel corso del programma "La telefonata di Belpietro" su Canale 5. In effetti la faccia del bambino ricco che se ne va con il pallone un po' Alfano ce l'ha.

Ansa